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Preoccupazione internazionale per la crisi haitiana


Le gang di Port-au-Prince esigono la rinuncia del primo ministro Ariel Henry, bloccato a Puerto Rico. Pronta una nuova missione internazionale di sicurezza, ma Usa e alleati cominciano a considerare la possibilità di anticipare le elezioni.

Haiti è sprofondata in una nuova crisi durante l’ultima settimana. Lo scorso sabato le gang che ormai controllano l’80% del territorio della capitale, Port-au-Prince, hanno preso d’assalto le due principali prigioni della città, liberando 3.696 reclusi. L’attacco è stato preceduto da sparatorie e incendi in diversi punti della capitale, e ha portato il governo a decretare lo stato d’emergenza durante 72 ore. Eppure, a poche ore dal raid contro il servizio penitenziario, un nuovo attacco è stato registrato lunedì 4 marzo contro l’aeroporto internazionale Toussaint Louverture, che è stato chiuso al traffico aereo.

A guidare le operazioni del crimine organizzato è Jimmy Chérizier, alias “Barbecue”, un ex poliziotto oggi leader del sodalizio G9 an fanmi, (G9 e famiglia), la più grande federazione criminale del Paese, che già a settembre aveva dichiarato apertamente la guerra contro il primo ministro Ariel Henry chiedendone la rimozione. In un’improvvisata conferenza stampa questo martedì ha assicurato che se il governo non si dimette si scatenerà ad Haiti una guerra civile “e un genocidio”, i cui responsabili saranno Henry assieme ai propri alleati internazionali tra cui ha citato gli Usa, il Canada e la Francia.

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