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Israele, la protesta dei beduini nel Negev rischia di creare una crisi di Governo


Negli anni la popolazione beduina è stata più volte spostata dalle autorità israeliane. Stavolta la questione assume carattere politico perché al Governo c'è un partito che si occupa veramente dei diritti dei beduini

Piante al posto di aree per la coltivazione. O meglio, l’eliminazione dei terreni agricoli beduini non riconosciute da Israele per far spazio a un progetto di forestazione finanziato dal Jewish National Fund. Israele rischia una crisi di Governo, l’ennesima, per una questione — una delle tante nel Paese, guidato da un esecutivo che si regge su una fragile coalizione di 8 partiti — della quale non si è tenuto conto per troppo tempo. Parliamo dei beduini del Negev, che da generazioni hanno vissuto su un vasto territorio e che più volte negli anni sono stati forzatamente spostati dalle autorità israeliane.

Stavolta la questione assume un significato realmente politico, perché — forse per la prima volta — un partito di Governo si occupa realmente dei beduini e dei loro diritti. La formazione Lista Araba Unita, Ra’am, guidata da Mansur Abbas, appoggia le proteste di quella che rappresenta per il partito un’importante base elettorale, tanto da minacciare di non votare più insieme alla maggioranza di cui fa parte. Da qui il carattere problematico della questione per la tenuta del Governo, con alcuni esponenti che hanno utilizzato parole morbide verso la faccenda, altri che cercano di soffiare sul fuoco.

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