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Nord contro sud

I due partner della coalizione gialloverde cercano un compromesso che forse alla fine impedirà un accrescimento del gap nord-sud

Una veduta generale del Senato, Roma, Italia, 24 luglio 2019. REUTERS/Remo Casilli
Una veduta generale del Senato, Roma, Italia, 24 luglio 2019. REUTERS/Remo Casilli

Dopo il confronto acceso della scorsa settimana tra il premier Giuseppe Conte e i Presidenti di Lombardia e Veneto, l’autonomia differenziata è tornata al centro del dibattito istituzionale.

L’articolo 116 della Costituzione italiana prevede che possano essere attribuite alle Regioni “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia.” Sono tre le regioni che hanno bussato alla porta del Governo facendone richiesta: Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, l’asse portante dello sviluppo italiano.

Dopo la bagarre dello scorso fine settimana, è stato proprio il premier ha chiarire le intenzioni e le modalità d’azione del Governo in un question time alla camera: prima si troveranno delle “pre-intese” che mettano d’accordo i gialloverdi e i Presidenti di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna (governata dal PD) e poi il testo dell’accordo arriverà in Parlamento. Solo a quel punto le commissioni competenti potranno avanzare proposte di modifica, che il Governo dovrà valutare. Il percorso previsto dall’articolo 116, oggetto di molte critiche, prevede infatti che il Parlamento di fatto ratifichi l’intesa raggiunta tra Governo e Regione.

Le richieste di Lombardia e Veneto, molto più di quelle avanzate dall'Emilia Romagna, hanno scatenato le polemiche sulla distribuzione delle risorse finanziarie nel Paese.

“L'autonomia sta alla Lega come il reddito di cittadinanza sta ai Cinque Stelle” ha dichiarato il Presidente veneto Luca Zaia.

I leghisti Zaia e Fontana (Lombardia) hanno presentato a Salvini il conto della propria vittoria politica, chiedendo al vicepremier di realizzare, almeno in parte, quelli che da sempre sono gli obiettivi del Carroccio. La questione è anche nel contratto di Governo.

La partita però non è così semplice. Da una parte ci sono i pentastellati, che dopo l’emorragia di voti delle elezioni europee, non posso perdere il sud e provano a resistere (c’è la proposta di un fondo compensativo per le regioni meridionali), dall’altra c’è la nuova Lega, quella di “prima gli italiani”, che rischia seriamente di penalizzare i suoi nuovi elettori. Per conquistare il Paese, Salvini ha bisogno anche di loro e uno scontro nord-sud potrebbe mettere a rischio il progetto della Lega nazionale. A novembre poi ci sono anche le elezioni in Calabria

@GiuScognamiglio

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