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Irlanda: il nuovo terrorismo

In pieno psicodramma da Brexit, sembrano essere tornati i sanguinosi fantasmi del passato

Un arcobaleno è visto dietro una bandiera dell'Ulster appesa in strada nell'enclave lealista protestante chiamata The Fountain situata nella città di Londonderry, nell'Irlanda del Nord, 11 settembre 2017. REUTERS/Clodagh Kilcoyne
Un arcobaleno è visto dietro una bandiera dell'Ulster appesa in strada nell'enclave lealista protestante chiamata The Fountain situata nella città di Londonderry, nell'Irlanda del Nord, 11 settembre 2017. REUTERS/Clodagh Kilcoyne

Derry, 19 gennaio, sabato sera. Alle 20.10 un’autobomba esplode di fronte al tribunale cittadino nella centralissima Bishop Street. La polizia viene avvertita con una telefonata e ha appena il tempo di evacuare centinaia di clienti di hotel e locali vicini. Non ci sono feriti, ma il fallito attentato evoca l’incubo dei Troubles, gli anni di guerra civile fra nazionalisti e unionisti di cui Derry è stata uno degli epicentri.

Londra, 6 marzo. Tre pacchi-bomba vengono trovati alla stazione ferroviaria di Waterloo, al City airport e al Compass Center dell'aeroporto di Heathrow. Un altro viene identificato all’Università di Glasgow. I pacchi hanno francobolli irlandesi, e Scotland Yard coinvolge Dublino.

Entrambi gli episodi vengono rivendicati da un gruppo paramilitare che gli investigatori identificano come New Ira e considerano “la più rilevante minaccia” al processo di pace a Derry.

Ma fonti vicine alla polizia nord-irlandese ne ridimensionano il potenziale offensivo. “Quella di Derry, che io preferisco chiamare LondonDerry” ci spiega un militare inglese veterano dei Troubles “più che un’autobomba è una bomba in un’auto. Un’azione dimostrativa, di fronte al tribunale simbolo dell’autorità britannica in città. Quanto ai pacchi bomba, sono poco più che ordigni amatoriali”.

Il contesto lo ricostruisce William Matchett, agente dell’intelligence militare britannica durante i Troubles e ora ricercatore all’Edward Kennedy Institute for Conflict Prevention della Maynooth University, vicino Dublino.

“Con gli accordi di pace del Good Friday, nel 1998, la Irish Republican Army e il suo braccio poli-tico Sinn Fein hanno abbandonato la lotta armata in favore di quella politica, e il Sinn Fein è cresciuto fino a diventare un attore politico fondamentale in Irlanda. Per alcuni dissidenti repubblicani la dismissione della lotta armata è equivalsa a una svendita della causa indipendentista, un tradimento del sacrificio di quanti hanno perso la vita per liberare l’Ulster dall’occupazione britannica” spiega.

“La New Ira fa parte di una galassia di piccole formazioni paramilitari decise a continuare la lotta armata passando la loro esperienza alle nuove leve. Ma la loro capacità militare è minima. Anche se i vari gruppi dovessero coordinarsi, sono lontanissimi dalla potenza militare dell’Ira storica: non c’è alcun rischio di un ritorno a quel livello di violenza. Quanto alla New Ira, direi che è costituita da non più di 10-20 elementi operativi più qualche centinaio di fiancheggiatori. Ma la bomba aveva una funzione di propaganda. Chi l’ha messa sapeva della presenza di telecamere, e che il video dell’esplosione avrebbe fatto il giro del mondo”. 

A beneficio di chi? Lo chiarisce Dieter Reinisch, ricercatore dell’European University Institute e docente di Relazioni Internazionali alla Webster University a Vienna con ottimi contatti nel fronte dei dissidenti repubblicani e, in particolare, nel Saoradh (Liberazione), il Revolutionary Irish Republican Party fondato nel 2016 come alternativa socialista a un Sinn Fein di Governo, ormai screditato presso i nazionalisti più irriducibili, che non riconoscono gli accordi di pace.

Per lui il cuore operativo della New Ira è un po' più numeroso, di due o tre dozzine, ma con un seguito molto più ampio. “Mezz’ora dopo l’autobomba sul sito di Saoradh è comparso un comunicato che celebrava l’azione dei Rivoluzionari repubblicani nel centenario dell’imboscata di Soloheadbag, considerata l’inizio della guerra di indipendenza contro gli occupanti britannici. Ufficialmente il partito nega ogni affiliazione con la New Ira - finirebbero in carcere altrimenti - ma di fatto ne sono il braccio politico. Forniscono supporto logistico e contribuiscono alle attività di reclutamento ampli-ando la base di simpatizzanti non solo a Derry ma anche a Belfast e Dublino.”

Un reclutamento che ha due traini. Il primo è generazionale. I vertici del Saoradh sono composti da 50-60enni come il Presidente Brian Kenna, già finito in carcere per la partecipazione alle attività della Provisional Ira. Ma i destinatari della nuova fase del partito sono i giovanissimi, ventenni che non hanno vissuto gli orrori dei Troubles, la cui memoria tiene i trenta-quarantenni più legati al processo di pace.

Per questi ragazzi, specie nelle aree più povere di Derry, come Bogside, Creggan and Shantallow, il dividendo del Good Friday Agreement non è mai arrivato e il Sinn Fein è visto come un partito di traditori della causa indipendentista.

La seconda, potentissima leva è Brexit, che il partito ha analizzato in un documento di 14 pagine, Brexit in the context of Ireland.

“Dal nostro punto di vista Brexit è stata una manna dal Cielo… può spaccare lo Stato britannico. Il ritorno di un confine fisico porterà inevitabilmente alla ripresa della resistenza contro l’occupazione britannica. Qualunque tipo di posto di blocco al confine verrà attaccato” è la lettura di un portavoce del partito. Un possibile ritorno alla violenza facilitato dal vuoto politico il cui si trova l’Irlanda del Nord, senza un Governo dal gennaio 2017, quando i due partiti principali, il DUP e il Sinn Fein, hanno rotto, senza ancora recuperarlo, il delicato equilibro di potere sancito dagli accordi di pace. Un equilibrio reso tossico dal patto faustiano alla base dell’architettura dell’accordo di pace, come ci spiega Kenny Donaldson, direttore di SEFF, una delle molte fondazioni che si occupano di assistenza e supporto alle vittime dei Troubles. “Gli accordi di Good Friday hanno funzionato? Si e no. Hanno garantito la pace, ma il meccanismo dello sharing power, della divisione di potere fra i due partiti principali ha istituzionalizzato il settarismo, rendendo una reale integrazione molto difficile. Proprio perché il potere è conteso a tutti i livelli, la contrapposizione fra noi e loro resta sempre viva”. In certe zone di Belfast e Derry la divisione fra unionisti e repubblicani è ancora fatta di confini invisibili e invalicabili fra una strada e la strada parallela. E i più recenti sviluppi politici nazionali hanno esacerbato la contrapposizione.

Con gli unionisti irlandesi del DUP che, con i loro 10 parlamentari, tengono ostaggio il Governo di Theresa May, la Gran Bretagna non è più vista come garante terzo di quegli equilibri. All’oggettivo squilibrio istituzionale si aggiungono discutibili scelte politiche.

Per occuparsi di un dossier tanto delicato, a gennaio scorso Theresa May ha scelto Karen Bradley, promossa segretario di stato per il Nord Irlanda dopo le dimissioni, per ragioni di salute, del più esperto James Brokenshire.

L’unica credenziale della Bradley, di professione Tax Manager, è l’assoluta fedeltà al Primo Ministro, che le è valsa una rapida e sorprendente ascesa nei ranghi del partito conservatore, con un breve passaggio come responsabile del Ministero della Cultura malgrado la sua candida rivelazione: a parte gli amati thriller, uno dei pochi romanzi che ha letto è il Canto di Natale di Charles Dickens.

Al dicastero per il Nord Irlanda ha fatto peggio: a settembre ha ammesso la sua completa ignoranza delle dinamiche politiche nord-irlandesi: “Non ho difficoltà ad ammettere che quando ho accettato questo incarico non avevo chiare alcune delle problematiche profonde della regione. Non capivo, per esempio, come si vota alle elezioni locali, cioè che i nazionalisti non votano per i partiti unionisti e viceversa. È molto diverso da come funziona nella mia circoscrizione, lo Staffordshire Moorlands”. A marzo, alla vigilia dell’atteso processo agli ufficiali britannici coinvolti nel massacro di civili del Bloody Sunday, ha dichiarato che i soldati di stanza in Ulster durante i Troubles: “Obbedivano agli ordini e facevano il loro dovere in modo dignitoso e appropriato”.

Benzina sul fuoco.

@sabriprovenzani

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