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Elezioni Ue: divieto di voto

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La legge sulle elezioni europee prevede il voto dall'estero solo per i residenti in Paesi Ue. A rischio il voto di migliaia di Europei in UK e Svizzera

Una manifestazione contro la Brexit davanti al Parlamento a Londra. REUTERS/Peter Nicholls/Contrasto
Una manifestazione contro la Brexit davanti al Parlamento a Londra. REUTERS/Peter Nicholls/Contrasto

Questa volta per gli italiani residenti nel Regno Unito non ci sarà una convocazione al voto presso i consolati, né una scheda da inviare per posta, come avviene per le elezioni politiche. Per partecipare alle elezioni europee dovranno recarsi nel comune di origine in Italia.

Tra le tante e impreviste conseguenze della Brexit (l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea) c’è anche questa. Gli italiani nel Regno perdono il diritto di eleggere i loro rappresentanti al Parlamento Europeo direttamente dal Paese in cui vivono. Fino al 2014, anno dell’ultima consultazione elettorale a scala continentale, chi abitava nel Regno Unito ed era iscritto all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE) poteva scegliere se votare nella propria circoscrizione britannica o in quella italiana. Anche chi si trovava temporaneamente nel Paese, ad esempio gli studenti Erasmus, poteva votare presso i consolati se ne faceva domanda in anticipo. Da quest’anno, invece, per esprimere il voto bisognerà recarsi presso la propria circoscrizione in Italia. Questo a meno di sorprese dell’ultimo minuto, come il posticipo dell’uscita del Regno Unito o nuove disposizioni da parte del Governo italiano.

Le ragioni di questa difficoltà? La legge sul diritto di voto per corrispondenza dall'estero non si applica alle elezioni europee e la legge sulle elezioni europee prevede il voto dall’estero solo per i residenti in altri Paesi della Ue. Ora che Londra lascia, quindi, si torna al vecchio sistema che richiede agli elettori di recarsi in Italia. Poche persone ne sono consapevoli.

In assenza di informazione sulla materia (al momento di andare in stampa il sito internet del consolato italiano a Londra citava ancora la possibilità di votare dal Regno Unito), la discussione si accende sui gruppi Facebook di italiani ed europei: “Ma si può votare o no? E siamo esclusi proprio adesso che la Brexit ha alzato il livello d’interesse per l’Europa?”

“Alle ultime elezioni europee, quando il Regno Unito ha partecipato, ho ricevuto i documenti per votare al consolato italiano. Era specificato che potevo votare per un eurodeputato italiano o uno britannico, non in entrambi i paesi. Ho scelto di votare per un britannico quella volta. Mi aspetto di ricevere la stessa comunicazione e questa volta avere solo la possibilità di votare per un candidato italiano,” dice Claudia Borgognoni Holmes in uno scambio di messaggi. Claudia è una italo-inglese che vive a Londra da anni e ha fondato l’associazione UK CEN (UK Citizenship for European Nationals). Lo scopo del suo gruppo è aiutare gli Europei a prendere il passaporto inglese per non essere più esclusi da voti importanti come quello sulla Brexit. Ma nessuno avrebbe pensato che la Brexit potesse anche avere conseguenze per il voto come italiani.

La circoscrizione di Londra del Comites, il Comitato degli italiani all’estero, è ugualmente presa alla sprovvista. “Con quel che sta succedendo con la Brexit la nostra priorità è garantire che gli italiani qui da decenni possano mantenere i loro diritti previdenziali e assistenziali. Non ci eravamo posti il problema delle elezioni europee,” dice il Presidente Pietro Molle.

Massimo Ungaro, deputato Pd eletto nella circoscrizione Europa degli italiani all’estero, ha scritto un’interrogazione ai Ministeri dell’Interno e degli Esteri. “Si stima attualmente che siano più di 700mila i connazionali che vivono nel Regno Unito. Se a questi si aggiungono i circa 300mila italiani in Svizzera, sono più di un milione gli aventi diritto al voto italiani che risiedono nello spazio geografico europeo che non potranno votare […] a meno di non intraprendere uno scoraggiante viaggio nella penisola,” dice.

Ungaro ha sollecitato misure transitorie per assicurare il voto in questi due Paesi e favorire la partecipazione, “anche a fronte del grande impatto socio-politico della Brexit e di una recente disaffezione dei cittadini verso le istituzioni comunitarie”. Consultato al momento di andare in stampa il Ministero degli Interni non aveva dato risposta su iniziative in materia.

Ma l’Italia non è l’unico Paese in questa situazione. Bulgaria e Grecia hanno regole simili. Repubblica Ceca, Malta, Slovacchia e Irlanda privano i cittadini della possibilità di votare oltre confine, o la limitano in modo significativo.

Uno studio del Parlamento Ue del 2013 ha descritto gli ostacoli che incontrano gli Europei residenti all’estero e i cittadini di Paesi terzi residenti in Europa nell’esercitare il diritto di voto.

Per le scorse elezioni europee, solo 22 Paesi su 28 hanno garantito ai propri residenti in un altro Stato della Ue la possibilità di votare, e 18 di questi hanno previsto lo stesso diritto per i residenti fuori dall’Europa. Molti Paesi inoltre escludono dal voto persone provenienti da Paesi terzi, un gruppo ancora più numeroso, sebbene siano residenti di lungo periodo.

La conclusione dello studio è che l’elezione del Parlamento Europeo rimane sotto molti aspetti un voto “nazionale”. Nonostante le aperture nel corso degli anni, il diritto al voto dall’estero è più spesso garantito per le elezioni legislative. Mancano regole comuni e il fatto che ogni Paese determini modalità elettive diverse fa sì che non ci sia vera uguaglianza nell’esercitare questo diritto.

Non sorprende che l'affluenza alle urne tra i residenti all’estero sia molto più bassa rispetto alle medie nazionali. Pesano un minor interesse per il dibattito politico e per campagne elettorali fondate su temi nazionali, ma anche ostacoli alla possibilità di votare.

“Mentre i governi nazionali hanno passato al Parlamento Europeo poteri legislativi e di bilancio di vasta portata, le élite politiche nazionali non hanno voluto creare uno spazio democratico paneuropeo,” scrivono Stefan Lehne e Heather Grabbe di Carnegie Europe, un istituto di ricerca specializzato in affari internazionali. “I parlamentari europei sono eletti in liste nazionali secondo le leggi elettorali di ciascun paese, e i partiti politici nazionali hanno tenuto il pugno di ferro sul processo elettorale. Perciò l’elezione del Parlamento Europeo assomiglia più a 28 elezioni nazionali che a una consultazione transnazionale.”

Questa elezione però è diversa dalle altre. In gioco c’è il futuro dell’unico Parlamento al mondo eletto direttamente dai cittadini di diversi Paesi. Sarà la prima elezione senza la partecipazione del Regno Unito da quando il Parlamento Europeo è stato istituito, nel 1979.

Per questo, 400 milioni di elettori saranno chiamati a eleggere 705 deputati. A causa della Brexit, il numero scende dagli attuali 751 ma l’Italia vedrà aumentare i suoi rappresentati da 73 a 76 grazie alla ridistribuzione di 27 dei 73 seggi ex-britannici. 

Secondo Carnegie Europe, i partiti populisti potrebbero ottenere abbastanza seggi da poter bloccare nei prossimi anni decisioni importanti per il futuro dell’Europa. Ma nello stesso tempo, la loro ascesa potrebbe creare l’opportunità di una prima campagna elettorale con un dibattito a scala continentale.

Davanti allo spauracchio di un’affluenza in declino (dal 62% delle elezioni nel 1979 al 43% nel 2014), e agli attacchi di disinformazione e fake news, il Parlamento Europeo corre ai ripari. Sono state lanciate di recente la campagna thistimeiamvoting.eu (“Questa volta voto”) per incoraggiare la partecipazione al voto e una nuova app consente di vedere What Europe does for me (“Che cosa fa l’Europa per me”) tracciando decisioni e fondi che hanno un impatto sulla vita quotidiana delle persone.

Davanti a tutto ciò, il voto negato in alcuni Paesi sembra ancora più fuori tempo. Alessandro Martinez, un manager italiano che si è da poco trasferito dal Regno Unito alla Svizzera, rimpiange di non poter più votare dall’estero. “Non sapevo di queste regole e ne sono dispiaciuto. Penso che con la tecnologia di oggi ci siano i mezzi per consentire il voto anche agli italiani che non risiedono nell’Unione Europea,” dice.

@Claudiacomms

Questo articolo è pubblicato anche sul numero di marzo/aprile di eastwest.

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