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Sovranisti senza sovrani e populisti senza popolo

"Bohemian Rhapsody" suonato dalle guardie della Regina in seguito alla vittoria ai Golden Globes 2019 dell'attore Rami Malek per l'interpretazione di Freddie Mercury. Altro che sovranismo...

Rami Malek insieme a Brian May e Roger Taylor ai Golden Globes 2019, Beverly Hills, California, 6 gennaio 2019. REUTERS/Mario Anzuoni
Rami Malek insieme a Brian May e Roger Taylor ai Golden Globes 2019, Beverly Hills, California, 6 gennaio 2019. REUTERS/Mario Anzuoni

C’è un populismo di destra o di sinistra declinato nelle sue varie forme che gli italiani (ma non solo loro) stanno imparando a conoscere. E poi c’è la popolarità, ossia essere con e dentro il popolo, sentirne i desideri, i gusti, gli umori, prevederne le tendenze. Accade così che vi siano sovranisti senza alcun sovrano a guidare le danze e populisti lontani mille miglia dalle vere necessità del popolo. Ma se c’è un Paese dove sovrano e popolo sembrano camminare mano nella mano questo è il Regno Unito. Le notti insonni sotto le bombe naziste durante la seconda guerra mondiale passate dal padre della Regina Elisabetta, Re Giorgio VI (quello del Discorso del re) rendevano Buckingam Palace assolutamente indifesa alla stessa stregua di qualunque casa della periferia di Londra. E poi: non c’è alcuna evidenza storica (anzi!) dell’incursione di Winston Churchill nella Tube londinese per avere conferma diretta della volontà del popolo londinese di resistere alle incursioni naziste. Eppure in quell’ora più buia un simile sondaggio in diretta fatto dal primo ministro poteva anche apparire credibile, quasi vero.

Ma dietro la secolare rigidità di una monarchia come quella inglese si intravedono (e non da oggi) bellissime crepe che rendono quel rapporto (sovrano-popolo) speciale, direi quasi unico. Certo, i turisti stranieri che il 7 gennaio scorso si trovavano a passare davanti a Buckingham Palace non potevano credere alle loro orecchie quando hanno sentito le guardie delle Regina intonare le note di Bohemian Rhapsody di Freddie Mercury in omaggio ai Golden Globe vinti dall’omonimo film che racconta la storia dei Queen. Ma forse i meno stupiti erano proprio i londinesi abituati a ritrovare attaccati ai cancelli reali i loro stessi idoli, la musica di Freddie, l’interpretazione accurata che ne ha fatto Rami Malek nel film diretto da Bryan Singer. Un omaggio della guardia reale a un brano che ha superato 1,6 miliardi di ascolti a livello globale, la canzone più ascoltata in streaming nel 20esimo secolo che ha scalzato dalla classifica Smells Like Teen Spirit dei Nirvana e Sweet Child O’Mine dei Guns‘N Roses.

Chi ha visto il film nel Regno Unito e fuori non ha potuto non commuoversi soprattutto per la ricostruzione dell'indimenticabile show del Live Aid di Wembley dell’85 che resta legata alla drammatica fine del cantante e alla lotta contro l’Aids.

Insomma, altro che “sovranismo”. Una monarchia che sa inchinarsi davanti al popolo. Anche quando non è d’accordo, quando per farlo costa una terribile fatica. Come quell’inchino della regina Elisabetta al passaggio del feretro di Diana il 6 settembre del 1997. I funerali di Lady D furono seguiti in tv da oltre due miliardi di persone. Il Primo Ministro Tony Blair diceva di Diana che «portava luce nella vita, ovunque si recasse dava voce a quella gente». Ma la cerimonia toccò l’apice di commozione quando Elton John (molto amico tra l’altro di Freddie Mercury) intonò Candle in the Wind, versione modificata della celebre canzone dedicata a Marilyn Monroe dopo la sua morte. “Addio rosa d’Inghilterra, possa tu crescere sempre nei nostri cuori”. E le prime lacrime del quindicenne principe William e del fratello Harry erano le lacrime di un popolo intero. Quella forte identità tra monarchia e popolo che esclude ora di guardare con occhio critico perfino l’esibizione di opulenza del pianoforte d’oro acquistato dalla regina Vittoria che faceva bella mostra dietro la Regina Elisabetta durante l’ultimo discorso di fine anno. Qualche spin doctor del palazzo reale avrebbe detto: «Con le preoccupazioni della hard Brexit quell’oro rassicura perché non è la “ricchezza” della regina ma del suo popolo».    

@pelosigerardo

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