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Volt e +Europa non sfondano

Le due forze politiche che si richiamano all’Europa federale non decollano, ma non dialogano. Tra Prima Repubblica e aneliti di democrazia diretta

Una giovane manifestante indossa un berretto con la bandiera dell'Unione Europea. REUTERS/Darren Staples
Una giovane manifestante indossa un berretto con la bandiera dell'Unione Europea. REUTERS/Darren Staples

Mai come in occasione delle elezioni di maggio, la scelta dei cittadini europei sarà determinante per le sorti dell’Unione e delle democrazie liberali nel continente europeo. 

+Europa e Volt, le due formazioni più dichiaratamente europeiste, si sono riunite nei giorni scorsi per definire la propria leadership e per presentare le proprie linee guida in vista dell’appuntamento elettorale di primavera.

Volt Italia, il movimento paneuropeo di Millennials, ha aperto i lavori a Firenze sabato scorso. 400 attivisti e simpatizzanti si sono incontrati al cinema Odeon, per dare il via alla raccolta delle firme (ne servono 150mila per potersi presentare alle elezioni).

Ispirato all’unità di misura del potenziale elettrico per rappresentare l’energia che i suoi giovani aderenti vorrebbero portare nel continente, Volt ha iscritti in trenta Paesi, i ventotto dell’Unione Europea, con l’aggiunta di Svizzera e Albania.

Il movimento è nato nel 2017 per iniziativa di Andrea Venzon, oggi presidente di Volt Europa, della francese Cahen-Salvador e del tedesco Damian Boeselager.

Il programma sembra voler accogliere suggerimenti di diversa origine: Volt guarda a un’Europa federale e trasparente, aperta però ai nuovi strumenti della democrazia partecipativa, anche se ci tengono a sottolineare la distanza dai 5 Stelle, con i quali comunque qualche similitudine è innegabile.  Tra i suoi obiettivi: "riparare" l'Europa e costruire una società più giusta e sostenibile. Volt è certamente un movimento che dá freschezza e modernità all’idea dell’Europa, anche se l’idea di una governance scadenzata da consultazioni in stile Sparta e Atene è destinata al fallimento. 

Quella freschezza che forse è mancata clamorosamente al Congresso di +Europa, tenutosi a Milano a fine gennaio, dove pure sono accorsi centinaia di giovani euroentusiasti da ogni parte del continente (quasi tremila, per l’esattezza). La formazione, che nasce da una costola di Emma Bonino, si era già presentata alle ultime politiche, mancando la soglia per 100mila voti, probabilmente per aver sbagliato a correre insieme al Pd renziano, in caduta libera nei consensi. La mossa del vecchio Dc Tabacci di portare alcuni pullman di ignari votanti a sostegno dell’eletto Segretario Della Vedova ha annichilito l’effervescenza dei Millennials, che stavano caratterizzando un dibattito vivace e interessante, con idee e spunti su come reagire a sovranismi e autarchie, rilanciando le virtù di società aperte e tolleranti. Le conseguenze politiche di questa mossa da Prima Repubblica rischiano di avere effetti letali per la neonata formazione europeista, che potrebbe implodere. E la debole leadership dell’ossidato Della Vedova non sembra avere il carisma per recuperare credibilità e reputazione. 

Fino all’ultimo fine settimana di maggio, le famiglie politiche in Italia conosceranno traumi e difficoltà, nessuno esente. Le forze europeiste non sembrano fare eccezione e non cercano, almeno per il momento, di contaminare altri settori della comunità politica. L’appello europeista dell’ex Ministro Calenda è stato accolto a Milano e a Firenze con scetticismo, mentre sarebbe logico almeno parlarsi, per evitare di fare tutti la corsa al 3,9%...

@GiuScognamiglio

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