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Italia Viva, ovvero il personalismo al potere

La nuova creatura politica di Renzi indebolisce il Governo e mira a catturare i voti in libera uscita del centro moderato, a cominciare da quelli di Berlusconi. Ma c'è già chi preconizza il suo insuccesso

Matteo Renzi partecipa a una conferenza stampa a Roma, Italia, 13 agosto 2019. REUTERS/Alberto Lingria
Matteo Renzi partecipa a una conferenza stampa a Roma, Italia, 13 agosto 2019. REUTERS/Alberto Lingria

Italia Viva, nuova creatura di Matteo Renzi, per ora è viva ma potrebbe anche morire, in attesa del referto delle urne. Il suo creatore dice che davanti ci sono “praterie”, ma non è detto che sia così. I sondaggisti lo danno dal 3 al 5%: insomma, l’ennesimo partitino della galassia parlamentare destinato a vivere di luce propria in attesa del metodo proporzionale. La domanda che tutti ci poniamo è: ce n’era proprio bisogno? Il Pd a Matteo Renzi stava stretto, lo avevamo capito tutti. Il rottamatore non è tipo da sopportare ordini di scuderia, soprattutto dentro l’organismo che ha diretto da quattro anni: l'umiltà non è il suo forte.  

E dunque eccolo alle prese con una scissione (dopo averne provocata una nel 2017, quella di D’Alema&C.), deciso a lanciare un’opa su Forza Italia (che reputa roba da Italia Morta, evidentemente) intercettando i voti in libera uscita del Grande Centro. Un'idea che arriva direttamente dal Patto del Nazareno, il suo capolavoro politico.

Renzi punta a un’area moderata lasciata sguarnita dall’alleanza di Governo, a sua detta troppo a sinistra, come il suo ex partito, un po’ troppo “plurielle” per i suoi gusti. Finalmente, dal suo 3-5%, potrà sfruttare la rendita di posizione all’interno dell’esecutivo di Conte e influenzarne l’agenda, con le buone e se occorre con le cattive, col suo piccolo potere di interdizione. Un Ghino di Tacco postmoderno, pronto a ricattare politicamente la maggioranza. Il risultato è quello non solo di aver indebolito il partito da cui esce, ma anche il nuovo Governo.

Quanto ai programmi, non c’è assolutamente nulla, quelli forse verranno elaborati nella grande vetrina della Leopolda, altra creatura renziana. Ma alla base non c’è che da constatare l’ennesimo caso di “personalismo”, non certo l’unico (si dice che il primo sia stato Berlusconi, dalla cui subcultura Renzi, ex partecipante alla Ruota della Fortuna, su Canale 5, proviene), ma anche esempio di una cattiva tendenza politica che sostituisce all’esigenza del bene comune le ambizioni personali.

Ma c'è già chi preconizza il suo insuccesso. Romano Prodi ha paragonato la nuova creatura politica a uno yogurt a scadenza. Di questo passo, personalismo per personalismo, vedremo candidarsi alle urne il Marchese del Grillo. Come programma di Governo la sua celebre frase (che riprende un sonetto del Belli): “Io so' io e voi nun siete un c****.”

Quella di Renzi potrebbe essere una mossa geniale, ma l'hanno capito tutti, purtroppo per lui, e i suoi avversari prenderanno le mosse opportune. Perché la principale sfortuna di un genio, diceva Flaiano, è quella di essere compreso.

@f_anfossi

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