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La crisi italiana: the end

Il Governo giallorosso si presenta al Parlamento per la fiducia. Gliela diamo? Io direi di sì

Il Primo Ministro Giuseppe Conte stringe la mano al Presidente Sergio Mattarella, durante la cerimonia di giuramento al Palazzo presidenziale del Quirinale a Roma, Italia, 5 settembre 2019. REUTERS/Remo Casilli
Il Primo Ministro Giuseppe Conte stringe la mano al Presidente Sergio Mattarella, durante la cerimonia di giuramento al Palazzo presidenziale del Quirinale a Roma, Italia, 5 settembre 2019. REUTERS/Remo Casilli

La crisi di ferragosto volge al termine con la fine dell’estate e in questi primi giorni della settimana si guadagnerà la fiducia di Senato e Camera. I numeri al Senato, dove la maggioranza è più risicata, non saranno indifferenti per capire quanto ampia sarà l’apertura di credito verso il nuovo Governo da parte di quelle forze culturalmente limitrofe a sinistra e 5 Stelle

Molti si stanno concentrando sull’analisi logica dei 29 punti del programma: sono importanti, ma non potranno mai esaurire il lavoro che ci aspettiamo da una compagine di Ministri competenti ed equilibrati. È per questo che preferisco concentrarmi sulla qualità delle persone alle quali stiamo affidando il Governo del nostro Paese.

E devo dire che, avendo avuto occasione di conoscere personalmente la metà dei componenti di questo Governo per ragioni personali e professionali, mi posso sbilanciare sulla loro qualità e competenza: Roberto Gualtieri non è solo uno storico che conosce le regole di Bruxelles, ma un super tecnico di economia e finanza, e sono anni che studia e si esercita in ruoli istituzionali di primissimo piano; Enzo Amendola è stato uno dei vice Ministri degli Esteri più impegnati e visionari, oltre che dotato di una naturale empatia, che non potrà che aiutarci nei non sempre facili rapporti con Bruxelles; Francesco Boccia è un docente universitario da sempre attento alla vita delle comunità e alle regole per migliorarne la convivenza. 

E allora, perché non dare fiducia a uomini che sembrano avere le carte in regola per tirarci fuori dall’esperienza di Governo più difficile degli ultimi venti anni?

La mescolanza con la cultura pentastellata ha inoltre indotto il Pd finalmente a rinnovare i suoi rappresentanti al Governo, fornendo una lista di nomi che, tranne Franceschini, non si era mai vista al vertice di un esecutivo, pur garantendo curricula rassicuranti. 

Nessuno può essere certo del risultato finale, ma vale la pena tentare. Se fossi un parlamentare, voterei la fiducia, per andare a vedere il gioco...

E mi pare che investitori e Governi partner la pensino come me. Speriamo di non dovercene pentire, anche perché non possiamo permettercelo...

@GiuScognamiglio

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