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La crisi italiana 4

È in corso il tentativo di dare un Governo equilibrato, competente e di buon senso al Paese. Riusciranno i nostri eroi?

Il leader del Movimento a 5 Stelle Luigi di Maio parla ai media dopo le consultazioni con il Presidente italiano Sergio Mattarella a Roma, Italia, 22 agosto 2019. REUTERS/Remo Casilli
Il leader del Movimento a 5 Stelle Luigi di Maio parla ai media dopo le consultazioni con il Presidente italiano Sergio Mattarella a Roma, Italia, 22 agosto 2019. REUTERS/Remo Casilli

Mentre i grandi della terra si riuniscono a Biarritz, in Francia, per affrontare temi epocali come il rilancio del commercio internazionale o la ripresa del dialogo con Teheran, il Presidente Mattarella incontra il suo omologo tedesco Steinmeier, per ricordare (e quindi non dimenticare) le vittime di uno dei purtroppo tanti eccidi di civili, perpetrati dai nazisti nel 1944.

In questo contesto così alto, ammetto di avere avuto più di una perplessità a dover dare dignità di politica internazionale alla crisetta italiana. Poi, però, guardando alla dignità con la quale il Presidente Conte sta rappresentando il Paese al G7, pur dimissionario, ho pensato di dover continuare con qualche breve considerazione la nostra avvincente serie TV.

Ebbene, la notizia più rilevante delle ultime ore è che la Lega sta accusando una flessione già quasi del 5% nelle intenzioni di voto, secondo i più accreditati sondaggi. Dunque, in barba a quanti sembrano terrorizzati di consegnare a Salvini le chiavi dell’opposizione irresponsabile, gli Italiani hanno decisamente bocciato questa crisi al buio - visti gli esiti dei sondaggi, per il momento, di questo si tratta... -  penalizzando gravemente la nuova Lega, soprattutto se si considera il brevissimo lasso di tempo in cui questa flessione viene registrata, rispetto a una crescita costante dell’ultimo anno e mezzo. 

E allora, l’appello delle persone di buon senso (che spesso perdono le elezioni, peraltro) va ai Don Chisciotte intelligenti, come Calenda e Della Vedova: invece di proclamare il proprio favore al voto senza se e senza ma, non converrebbe mettere la propria esperienza al servizio di chi sta legittimamente provando a dare un Governo al nostro complicato Paese? 

Molti hanno apprezzato il saggio (finalmente) silenzio di Matteo Renzi e di Maria Elena Boschi (lei fa più fatica...), anteponendo la prudenza di una delega al Segretario Zingaretti ai sassolini che pure vorrebbero togliersi dalle scarpe.

Le prossime 48 ore ci diranno se il negoziato darà buoni frutti oppure no. Molti commentatori evidenziano l’importanza dei programmi e degli obiettivi rispetto al nome del premier e degli eventuali Ministri. Mi permetto di dissentire totalmente da questa impostazione per motivi sia formali che sostanziali: formalmente, noi deleghiamo ai parlamentari la gestione della cosa pubblica i quali, a loro volta, ne affidano l’esecuzione a un Governo. Ma, malgrado l’invenzione mediatica (quanti danni ha fatto il mitico Vespa?) di pseudo-contratti con gli Italiani, in realtà questi non hanno alcun valore, né politico né tantomeno giuridico. Nella sostanza, la durata e l’efficacia di un Governo dipendono al 50% dalla credibilità e dall’autorevolezza del Primo Ministro e dunque, giustamente, gran parte del negoziato in corso si concentra sul candidato a Palazzo Chigi e sul suo profilo, che deve essere esperto di cose italiane ma anche di affari internazionali, competente in economia così come in possesso di buona retorica, che consenta di invertire il discorso “cattivista” che ha inquinato le nostre discussioni negli ultimi dodici mesi.

Auguri a Zingaretti e Di Maio.

@GiuScognamiglio

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