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Omicidio Khashoggi: Riad ha minacciato la rappresentante Onu

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In un’intervista al The Guardian, la relatrice Onu sulle uccisioni extragiudiziali Agnes Callamard dichiara di aver ricevuto minacce da funzionari sauditi

Agnes Callamard, relatrice speciale delle Nazioni Unite sulle esecuzioni extragiudiziali, e Hatice Cengiz, la fidanzata del giornalista assassinato Jamal Khashoggi, tengono una conferenza stampa a Bruxelles, Belgio, 3 dicembre 2019. REUTERS/Francois Lenoir

Nel suo rapporto del giugno 2019 sulla morte di Jamal Khashoggi, Agnes Callamard, relatore speciale dell’Onu sulle uccisioni extragiudiziali, scriveva: “È la conclusione del relatore speciale che il signor Khashoggi sia stato vittima di un’esecuzione deliberata e premeditata, un’uccisione extragiudiziale di cui lo stato dell’Arabia Saudita è responsabile secondo il diritto internazionale dei diritti umani”.

La ricostruzione dell’omicidio di Callamard viene da intercettazioni dei servizi turchi e altri nei quali si sentono funzionari sauditi all’interno del consolato di Riad dove Khashoggi è stato attirato con l’inganno e poi ucciso che minacciano. Poi si sente una colluttazione e nel testo si legge: “Le valutazioni delle registrazioni da parte dei funzionari dell’intelligence in Turchia e in altri Paesi suggeriscono che al signor Khashoggi potrebbe essere stato iniettato un sedativo e che poi sia stato soffocato con un sacchetto di plastica”.

Queste cose ormai le sappiamo tutti come sappiamo senza quasi tema di smentita che l’ordine di colpire il giornalista dissidente sia venuto dal principe della corona Mohamed bin Salman. Una conclusione raggiunta anche dal rapporto Onu e da quello dell’intelligence statunitense secretato da Trump e reso pubblico dalla nuova amministrazione.

L’intervista esclusiva ad Agnes Callamard

A Riad non la presero bene. E ieri The Guardian pubblica un’intervista esclusiva a Callamard nella quale l’esperta di diritti umani, che sta per lasciare il suo incarico per diventare Segretario generale di Amnesty International, racconta di aver ricevuto minacce da funzionari sauditi.

Citiamo: Le presunte minacce sono state fatte durante un incontro “di alto livello” a Ginevra tra diplomatici sauditi residenti, funzionari sauditi in visita e funzionari delle Nazioni Unite. Durante lo scambio, è stato detto a Callamard, hanno criticato il suo lavoro sull’omicidio Khashoggi, segnalando la loro rabbia sull’indagine e le sue conclusioni. I funzionari hanno anche sostenuto che lei avesse ricevuto denaro dal Qatar – un ritornello frequente contro i critici del Governo saudita. Callamard ha aggiunto che uno degli alti funzionari sauditi in visita avrebbe detto di aver ricevuto telefonate da individui che erano pronti a “prendersi cura di lei”. L’episodio continua con le proteste dei funzionari Onu e il rilancio, il funzionario che aveva minacciato una prima volta, uscendo dalla stanza ripete, “conosco persone che si sono offerte di occuparsi della questione se non lo fate voi” (“voi” è riferito ai funzionari Onu che avrebbero dovuto aggiustare il rapporto finale).

Il quotidiano britannico ha verificato le accuse della esperta di diritti umani che forse parla oggi proprio in vista del suo nuovo incarico. Quando l’amministrazione Biden ha pubblicato il rapporto della intelligence Usa su Khashoggi, infatti, Callamard scrisse: “Il Governo degli Stati Uniti dovrebbe imporre sanzioni contro il principe ereditario, come ha fatto per gli altri colpevoli – prendendo di mira i suoi beni personali ma anche i suoi impegni internazionali. Bandire chi ha ordinato l’esecuzione di Jamal Khashoggi dalla scena internazionale è un passo importante verso la giustizia e la chiave per inviare il messaggio più forte possibile”.

Da Segretario di Amnesty, Callamard potrà parlare con più libertà, ma il tema è proprio questo: esistono pratiche illegali e inaccettabili che la comunità internazionale non può tollerare. Callamard definì illegale anche l’uccisione di Qassam Soleimani da parte dell’amministrazione Trump, che pure era un omicidio extragiudiziale di altro livello e veniva rivendicato.

Il caso di Jamal Khashoggi è però molto diverso e più grave: non si tratta di un nemico dichiarato, né di una minaccia, ma di un giornalista dissidente. Callamard ha recentemente criticato anche l’Unione europea per non aver colmato il vuoto lasciato dagli Stati Uniti negli anni di Trump e per non aver agito legalmente nei confronti di bin Salman.

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L'AUTORE

Martino Mazzonis

Giornalista e ricercatore, è autore di Come cambia l’America (con Mattia Diletti e Mattia Toaldo, 2009) e di Tea party (con Giovanni Borgognone, 2011).
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