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Regno Unito, dalla Corte Suprema uno schiaffo a Johnson

L’autorità giudiziaria ha dichiarato illegale la chiusura del Parlamento voluta dal PM. Corbyn chiede le dimissioni

Un manifestante fuori dalla Corte Suprema del Regno Unito dopo l'udienza sulla decisione del Primo Ministro Boris Johnson di prorogare il parlamento in vista della Brexit, a Londra, Gran Bretagna, 24 settembre 2019. REUTERS/Henry Nicholls
Un manifestante fuori dalla Corte Suprema del Regno Unito dopo l'udienza sulla decisione del Primo Ministro Boris Johnson di prorogare il parlamento in vista della Brexit, a Londra, Gran Bretagna, 24 settembre 2019. REUTERS/Henry Nicholls

“Questa Corte ha concluso che la proposta del Primo Ministro a Sua Maestà è fuorilegge, nulla e priva di effetto. (…) La sospensione del Parlamento è altresì nulla e senza effetto. Il Parlamento non è stato dunque sospeso.” La decisione, presa all’unanimità, della Corte Suprema britannica non lascia spazio a dubbi o incertezze: quella voluta da Boris Johnson, Primo Ministro della Gran Bretagna, è stata una decisione illegale. O meglio, una proposta che nasce illegale e che poi è stata avanzata alla Regina, la quale non ha potuto che accettarla.

Non finiscono i colpi di scena nel panorama politico britannico. E a 3 anni dal referendum sulla Brexit, il regno di Elisabetta II è ancora in una profonda crisi istituzionale che andrà avanti per diverso tempo. Infatti, all’orizzonte si prospettano nuove elezioni, dall’esito affatto scontato. Un dato certo è la perdita della maggioranza parlamentare di Johnson: all’inizio di settembre un deputato Tory, Philip Lee, è passato al gruppo dei Liberal Democratici. Qualunque proposta politica avanzata dal Governo non passerà a Westminster.

Gongolano le opposizioni. Per i Lib-Dem, il Prime Minister dovrebbe dimettersi immediatamente. Durissimo Jeremy Corbyn: il leader dei Laburisti, riuniti al congresso di Brighton, ha affermato che quello della Corte suprema è un “verdetto storico” che dimostra “il disprezzo verso il Parlamento” di Johnson. Corbyn chiede che venga rispettato il voto parlamentare relativo alla Brexit con accordo o che venga chiesto all’Ue un rinvio sui tempi d’uscita, a oggi il fatidico 31 ottobre costantemente evocato da Johnson.

Il Parlamento, intanto, si prepara alla riapertura. Nella giornata odierna Westminster ospiterà i parlamentari per una seduta che, come precisato dallo speaker John Bercow, non sarà una riconvocazione ma una ripresa dei lavori. Bercow ha spiegato che l’ordine del giorno sarà aperto per dichiarazioni urgenti, annunci dei Ministri e per un dibattito di emergenza che potrebbero richiedere la presenza di Johnson, impegnato in questi giorni alla 74ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

@melonimatteo

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