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La resistenza europea

Le destre avanzano in Italia, Francia e Regno Unito, ma in Europa sono sparuta minoranza. I partiti europeisti saranno ampia maggioranza con l’innesco dei liberali, che superano i 100 deputati. Affermazione verde in Francia e Germania 

Attivisti mostrano uno striscione al di fuori del Parlamento Europeo durante le elezioni europee a Bruxelles, in Belgio, 26 maggio 2019. Reuters/Bart Biesemans
Attivisti mostrano uno striscione al di fuori del Parlamento Europeo durante le elezioni europee a Bruxelles, in Belgio, 26 maggio 2019. Reuters/Bart Biesemans

Il primo dato che ci colpisce è il balzo in alto di ben 8 punti per l’affluenza alle urne in tutta Europa: il senso di emergenza che hanno trasmesso queste elezioni è stato colto dai cittadini europei, che non hanno voluto rischiare la deriva sovranista e populista nel Governo dell’Europa.

Unica eccezione, l’Italia, la cui opinione pubblica non ha evidentemente condiviso questa preoccupazione e si è consegnata serenamente alla destra, vera trionfatrice di questa consultazione sul livello nazionale, molto di più di Marine Le Pen in Francia, che supera psicologicamente il partito del Presidente, ma rappresenta meno di un quarto dei consensi, contro il 40% in Italia.

Andiamo per ordine, però: come previsto da eastwest, i grandi partiti tradizionali, popolari e socialisti, perdono consensi ma tengono e, pur non potendo più costituire da soli la maggioranza in Parlamento, possono comodamente superare la soglia dei 375 seggi con i liberali di Alde i quali, avendo superato i 100 deputati, saranno i veri protagonisti della prossima legislatura, chiamata a un'accelerazione decisiva del processo di integrazione, unica politica in grado di dare un senso compiuto alla resistenza delle forze europeiste. 

Sovranisti e populisti non potrebbero formare una maggioranza nemmeno se, per ipotesi, i popolari dovessero aprire un dialogo con loro. L’alleanza delle leghe e delle nazioni si è rafforzata con le affermazioni di Lega in Italia e Rassemblement National in Francia. Ma a Strasburgo non potranno incidere, separati come sono dagli altri movimenti euroscettici: l’inglese Farage fa caso a sè, risultato del caos britannico, così come Orbán in Ungheria, sempre a metà tra forza di Governo e movimento di piazza. 

La sinistra europeista trionfa nella penisola iberica e a Malta e, comunque, le forze filo-europee si affermano in Grecia e Slovacchia. I Verdi trionfano in Germania e sono la vera novità anche in Francia.

Interessante il voto di quei cittadini che vivono fuori dai propri Paesi di origine, in massa a favore dei partiti europeisti: loro non hanno dubbi sul valore dell’integrazione europea.

È fondamentale che la nuova maggioranza raccolga la sfida e non si limiti a vivacchiare: sarebbe la fine del sogno.

@GiuScognamiglio

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