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Iran, scatta l’arricchimento dell’uranio

In risposta all’uscita di Donald Trump dall’accordo sul nucleare e alle recenti sanzioni imposte da Washington, Teheran lancia un segnale alla comunità internazionale e apre al turismo cinese

Una donna passa davanti a un murales che mostra la bandiera degli Stati Uniti con filo spinato e la Statua della Libertà con la faccia da teschio a Teheran, Iran, 25 giugno 2019. Nazanin Tabatabaee/Nazanin Tabatabaee/Agenzia di stampa dell'Asia occidentale via REUTERS
Una donna passa davanti a un murales che mostra la bandiera degli Stati Uniti con filo spinato e la Statua della Libertà con la faccia da teschio a Teheran, Iran, 25 giugno 2019. Nazanin Tabatabaee/Nazanin Tabatabaee/Agenzia di stampa dell'Asia occidentale via REUTERS

L’Iran ha ripreso l’arricchimento dell’uranio, così come preannunciato quando gli Stati Uniti reimposero le sanzioni sul Paese. La scarsa risposta europea alle azioni di Washington e la mancata implementazione di Instex, strumento che avrebbe permesso di bypassare le sanzioni statunitensi, hanno portato la Repubblica Islamica a una risposta muscolare che, d’altro canto, rimane all’interno dell’accordo sottoscritto nel 2015.

Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che “l’Iran sta giocando col fuoco”, con il Segretario di Stato Mike Pompeo sulla linea del Commander in Chief: “Chiediamo alla comunità internazionale di ripristinare il vecchio standard di nessun arricchimento per il programma nucleare iraniano.” Una nota della Casa Bianca afferma che “è stato un errore permettere all’Iran l’arricchimento dell’uranio a qualunque livello. Non c’è dubbio che persino prima dell’esistenza dell’accordo, l’Iran abbia violato i termini.” La dichiarazione ha scatenato l’ilarità del Ministro degli Esteri iraniano, Javad Zarif, che si è chiesto come fosse possibile che Teheran violasse un accordo non ancora sottoscritto.

Il Joint Comprehensive Plan of Action è ritenuto una pietra miliare nelle relazioni tra l’Iran e il resto del mondo. Il patto, una vera e propria boccata d’ossigeno per Teheran, firmato da Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna (tutti membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite), Germania e Unione Europea, ha permesso all’Iran di riaprirsi ai mercati internazionali e di pacificare le tensioni nella regione. L’abbandono degli Usa ha segnato l’inizio di una profonda crisi economica per la Repubblica Islamica, non potendo più commerciare con le aziende straniere che hanno rapporti con Washington.

La Francia ha chiesto all’Iran di tornare indietro sui suoi passi, escludendo che l’Unione Europea voglia sollevare la questione negli organi delle Nazioni Unite. Emmanuel Macron ha affermato che Parigi farà di tutto affinché l’Iran riceva i “vantaggi economici” previsti dall’accordo del 2015. Anche la Cina invita Teheran a non proseguire l’arricchimento dell’uranio, notando però che le politiche statunitensi di pressione sull’Iran siano la causa delle tensioni attuali.

Teheran, intanto, guarda verso Pechino per risollevare le sue sorti economiche. La Repubblica Islamica ha deciso di cancellare l’obbligo di visto per i turisti cinesi. L’Iran calcola che circa due milioni di visitatori dalla Cina visiteranno il Paese ogni anno nel breve periodo. Ali Asghar Mounesan, capo dell’Agenzia per il Turismo della Repubblica Iraniana, ha affermato che “il settore del turismo potrebbe essere la chiave di rilancio dell’economia” per sopperire alla mancanza di introiti causati dall’abbandono degli Stati Uniti del JCPoA e dalle sanzioni economiche. 

@melonimatteo

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