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Non c’è pace per Khartoum

Dopo il tiranno, non è facile mettere ordine tra i signori della guerra

Un manifestante sudanese tiene la bandiera nazionale mentre si trova su una barricata lungo una strada, chiedendo che il Consiglio militare di transizione del Paese consegni il potere ai civili, Khartoum, Sudan, 5 giugno 2019. REUTERS/Traversa
Un manifestante sudanese tiene la bandiera nazionale mentre si trova su una barricata lungo una strada, chiedendo che il Consiglio militare di transizione del Paese consegni il potere ai civili, Khartoum, Sudan, 5 giugno 2019. REUTERS/Traversa

Barricate a Khartoum nel primo giorno di disobbedienza civile.

Nella capitale sudanese, dove per sei mesi studenti, lavoratori e cittadini si sono dati appuntamento per manifestare pacificamente per le strade, adesso regna la paura.

Le immagini dei soldati e dei manifestanti che festeggiano insieme la deposizione del tiranno Al-Bashir sembrano un ricordo lontano. Il Consiglio militare di transizione aveva promesso di lasciare spazio ai civili entro un limitato periodo di tempo, invece il Nilo sta restituendo i corpi della repressione durissima della scorsa settimana: 100 morti e altrettanti feriti. Il sogno democratico del Paese sta morendo sotto la mano armata dei militari. Dopo due mesi di negoziati tra gli esponenti della Forze per la libertà e il cambiamento e il Consiglio militare di transizione, l’accordo sembrava vicino. Invece lunedì scorso (3 giugno) è saltato il banco.

Tra gli esecutori materiali delle violenze, sembra ci siano gli uomini di Mohamed Hamdan Daglo, detto “Hemeti”, il generale ex fedelissimo di Bashir.

L'agenzia stampa saudita ufficiale (SPA) ha riferito di un incontro tra Hemeti e il principe ereditario Mohammed Bin Salman a Gedda, indizio che l’autorizzazione alla violenza  sia venuta dall’esterno. Riad ha anche annunciato di aver depositato $ 250 milioni nella banca centrale del Sudan.

Hemeti sembra avviato a diventare l’uomo forte del Sudan, riportando nel Paese quella stabilità tanto cara ai regimi del Golfo e ai suoi finanziatori.

Dove c’è confusione, c’è spesso Riad dietro le quinte. Anche per ridimensionare drasticamente il ruolo nefasto dei Sauditi (Sudan, Yemen), non ci resta che sperare in un’Europa più forte. Donald sembra accontentarsi di vendere loro una pistola in più...

@GiuScognamiglio

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