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La Turchia acquista missili russi

Erdogan rispetterà gli accordi con Mosca, malgrado la contrarietà di Donald

Il Presidente russo Vladimir Putin stringe la mano al Presidente turco Tayyip Erdogan durante il loro incontro al Cremlino, Mosca, Russia, 8 aprile 2019. Maxim Shipenkov/Pool via REUTERS
Il Presidente russo Vladimir Putin stringe la mano al Presidente turco Tayyip Erdogan durante il loro incontro al Cremlino, Mosca, Russia, 8 aprile 2019. Maxim Shipenkov/Pool via REUTERS

La Turchia si doterà dei missili terra-aria russi S-400, mantenendo la parola data a Vladimir Putin, dopo aver rifiutato la proposta statunitense dei missili Patriot. Ad affermarlo lo stesso Presidente Recep Tayyip Erdogan, che ha aggiunto: “Siamo determinati nel rispettare l’accordo. L’offerta di Washington non è buona come quella di Mosca”. Lo strappo di Ankara può avere ripercussioni sull’intera Alleanza Atlantica, soprattutto viste le recenti tensioni tra Nato e Russia.

Gli S-400 non sarebbero compatibili con la tecnologia della Nord Atlantic Treaty Organization e, dunque, con i sistemi utilizzati dai Paesi dell’Alleanza. Inoltre, è in ballo la questione F-35: gli S-400 sono dotati di radar altamente sofisticati che potrebbero essere sfruttati per reperire informazioni d’intelligence dai caccia Nato, nonostante la tecnologia stealth installata sui velivoli. Ankara ha comunque in programma l’acquisto di 100 F-35, con piloti turchi già negli Stati Uniti per esercitazioni.

Kathryn Wheelbarger, Assistente Segretario pro tempore alla Difesa per gli Affari di Sicurezza Internazionale, ha sottolineato che gli Stati Uniti “non vogliono punire la Turchia per l’acquisto, ma questo potrebbe accadere se il Congresso votasse” in tal senso. La Turchia ha comunque proposto agli Stati Uniti la formazione di un gruppo di lavoro per valutare i potenziali effetti degli S-400 sugli F-35.

Turchia e Stati Uniti, dunque, di nuovo ai ferri corti. Dopo le recenti celebrazioni dei 70 anni della Nato, l’importante partner dell’Alleanza Atlantica (confine est del Patto) lancia sempre più segnali d’indipendenza. Con Washington i rapporti sono tesi da tempo, con alcuni casi eclatanti che fanno discutere i due Paesi: su tutti, la vicenda di Fethullah Gülen, ex alleato di Erdogan accusato dalla Turchia di terrorismo e di aver complottato il golpe del 2016. Gülen vive negli Stati Uniti e, nonostante le richieste di Ankara, la sua estradizione è stata negata. Un altro recente caso, la decisione di Donald Trump di raddoppiare i dazi su alluminio e acciaio, con conseguente crollo (ulteriore) della lira turca.

Le minacce di sanzioni alla Turchia sono state criticate dai russi. Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, ha affermato che “gli ultimatum di Washington sono inaccettabili” e che “l’accordo è stato oramai implementato”. Da Ankara fanno sapere che personale turco è già da alcune settimane in Russia per l’addestramento all’utilizzo dei nuovi sistemi. Le pressioni statunitensi hanno avuto l’unico, concreto, risultato di avvicinare la Turchia alla Russia.

@melonimatteo

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