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Messico, il poker di Obrador


Il Presidente ha capito che la congiuntura gli è favorevole e gioca la sua mano; tra messaggi di Xi Jinping e bolivarismo anti-yankee pensa che il suo bluff farà guadagnare qualcosa al suo Messico

Marco Dell'Aguzzo Marco Dell'Aguzzo
Giornalista, scrive per eastwest, Il Sole 24 Ore, il manifesto, Vanity Fair, Aspenia e Start Magazine. Si occupa di energia e di affari nordamericani.

Il Presidente ha capito che la congiuntura gli è favorevole e gioca la sua mano; tra messaggi di Xi Jinping e bolivarismo anti-yankee pensa che il suo bluff farà guadagnare qualcosa al suo Messico

Il Presidente messicano Andrés Manuel López Obrador non è un grande oratore: parla lentamente, fa lunghe pause, tende a ripetersi moltissimo. Ma è un oratore efficace, che sa come farsi capire dal suo pubblico di riferimento – los pobres, i poveri, specialmente quelli che vivono nel sud del paese – e che sa come far passare i concetti che gli interessano. La politica estera non è tra questi. Dice di non volersi immischiare negli affari degli altri Governi in modo che questi non si intromettano nei suoi. E quindi praticamente tutti i discorsi che tiene sono pensati per essere recepiti dall’opinione pubblica interna. A volte, però, dalla sua bocca escono parole dal respiro più ampio. Ad esempio il 24 luglio, dal castello di Chapultepec a Città del Messico, Andrés Manuel López Obrador (AMLO, più in breve) ha detto che “lo slogan ‘L’America agli americani’ ha finito per disintegrare i popoli del nostro continente”. Si tratta della frase che sintetizza la dottrina Monroe, esposta nel 1823 dall’allora presidente degli Stati Uniti James Monroe e che ancora oggi incornicia i rapporti di Washington con l’America latina.

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