Ue, è ancora stallo sul patto per la migrazione


Da più di un anno si discute del nuovo patto di migrazione e asilo presentato dalla Commissione e l'Europarlamento è ancora diviso. Il centrosinistra si scaglia contro la proposta del conservatore svedese Tobé. Il rischio è quello di un ennesimo muro contro muro

Martino Mazzonis Martino Mazzonis
Giornalista e ricercatore, è autore di Come cambia l’America (con Mattia Diletti e Mattia Toaldo, 2009) e di Tea party (con Giovanni Borgognone, 2011).

Da più di un anno si discute del nuovo patto di migrazione e asilo presentato dalla Commissione e l’Europarlamento è ancora diviso. Il centrosinistra si scaglia contro la proposta del conservatore svedese Tobé. Il rischio è quello di un ennesimo muro contro muro

Se c’è una questione sulla quale l’Unione europea è divisa, persino più che sulla questione deficit/rigore, è il tema delle migrazioni e dell’asilo. E in questi mesi nei quali si prevede ci possa essere una fuga di massa dall’Afghanistan, aggiornare e far funzionare al meglio le politiche europee sarebbe davvero importante.

Da più di un anno si discute del Nuovo Patto di Migrazione e Asilo presentato dalla Commissione e in questi giorni si è alla presentazione e valutazione da parte dell’aula di Strasburgo, con le proposte contenute nelle relazioni dei due rapporteur all’aula che hanno a loro volta avanzato le loro ipotesi emendando la bozza presentata dalla presidente tedesca. Lo svedese liberal conservatore Tobé e la francese liberale Keller hanno punti di vista non identici per ragioni che, come capita spesso con questo tema complicato, riguardano sia la collocazione geografica che quella politica.

Volendo riassumere molto i punti sul tavolo: c’è la proposta di redistribuzione automatica dei richiedenti asilo, c’è un tema di come e quanto si monitorano le acque del Mediterraneo, come si coopera con i Paesi terzi (che questi siano la Libia o la Turchia, che presentano problematiche diverse), c’è il tema degli ingressi regolari per i migranti economici, quello dei rimpatri e quello di come pagare per l’enorme sforzo che politiche comunitarie efficaci e umane richiederebbe.

“No a muri o fili spinati”

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