Lo stallo politico in Somalia preoccupa anche gli alleati


Il tentativo (fallito) del Presidente Farmajo di estendere il suo mandato ha aggravato una già complicata situazione in Somalia, segnata dalla pandemia e dall'insorgenza degli estremisti di al-Shabaab

Marco Cochi Marco Cochi
Da due decadi giornalista, blogger e ricercatore con focus sull'Africa sub-sahariana.

Il tentativo (fallito) del Presidente Farmajo di estendere il suo mandato ha aggravato una già complicata situazione in Somalia, segnata dalla pandemia e dall’insorgenza degli estremisti di al-Shabaab

 

I soldati dell’opposizione militare somala del clan Hawiye, durante gli scontri sul mandato del Presidente a Mogadiscio, Somalia, 7 maggio 2021. REUTERS/Feisal Omar

Da quando, lo scorso 13 aprile, il Presidente della Somalia Mohamed Abdullahi Mohamed, detto Farmajo, ha annunciato un’estensione del proprio mandato e di quello del suo Governo per due anni, la situazione nel Paese del Corno d’Africa è diventata sempre più tesa fino a palesare lo spettro di una guerra civile.

Una crisi politica cominciata nella seconda metà del 2020 a causa dalle difficoltà legate allo svolgimento di nuove elezioni, tra cui la carestia dovuta a un’invasione di locuste, la pandemia da Covid-19, l’aumento dell’insorgenza dei militanti islamisti di al-Shabaab e i disordini civili all’interno del Paese. Nel maggio 2020, il Primo Ministro Hassan Ali Kheyre (estromesso nel luglio scorso da Farmajo) aveva confermato che le elezioni si sarebbero tenute all’inizio del 2021. Il voto però è saltato e la decisione di prorogare il mandato del Presidente Farmajo, eletto nel 2017, non ha fatto altro che peggiorare lo stato delle cose.

La Camera Bassa del Parlamento aveva approvato la proroga biennale del mandato presidenziale, chiedendo elezioni a scrutinio universale dirette alla fine del biennio di transizione. Di contro, i leader della Camera Alta avevano respinto la mozione del prolungamento del mandato definendo illegale il voto della Camera Bassa e spingendo gli oppositori di Farmajo a prendere le armi, con la minaccia di marciare su Villa Somalia.

Non c’è dunque da stupirsi, se la rinuncia al prolungamento del suo mandato, scaduto lo scorso 8 febbraio, che il Presidente somalo ha annunciato alla nazione lo scorso 28 aprile, abbia avuto pochi effetti nel tentativo di far uscire il Paese dal vicolo cieco. Del resto, la rinuncia di estendere il mandato è stata formulata da Farmajo in maniera piuttosto ambigua, perché nel suo discorso il capo di Stato ha chiesto al Parlamento somalo l’annullamento della proroga, rimettendo di fatto nelle mani dei legislatori la decisione finale.

Un ripensamento che nella sostanza è stato solo verbale ed è arrivato solo dopo insistenti pressioni internazionali e interne. Secondo gli osservatori, a indurre Farmajo all’annullamento della prosecuzione del mandato sarebbe stato anche l’improvviso voltafaccia di alcuni dei suoi alleati di spicco, come il nuovo Primo Ministro Mohamed Hussein Roble e i Presidenti di tre Stati federali: Hirshabelle, Southwest e Galmudug, schieratisi con gli oppositori nel chiedere la deposizione del Presidente.

L’aumento delle tensioni

Questo contenuto è riservato agli abbonati

Abbonati per un anno a tutti i contenuti del sito e all'edizione cartacea + digitale della rivista di geopolitica

Abbonati ora €45

Abbonati per un anno alla versione digitale della rivista di geopolitica

Abbonati ora €20

- Advertisement -spot_img

Autodistruzione imperiale

Trattato del Quirinale: Macron punta sull’Italia

Unione europea: miti e leggende