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Il piano Biden contro Pechino


La transizione digitale è una competizione per la supremazia politica e Washington punta sulla spesa pubblica per l’innovazione, con una politica industriale che allinea il settore privato all’interesse nazional-governativo

Marco Dell'Aguzzo Marco Dell'Aguzzo
Giornalista, scrive per eastwest, Il Sole 24 Ore, il manifesto, Vanity Fair, Aspenia e Start Magazine. Si occupa di energia e di affari nordamericani.

La transizione digitale è una competizione per la supremazia politica e Washington punta sulla spesa pubblica per l’innovazione, con una politica industriale che allinea il settore privato all’interesse nazional-governativo

Nel loro ultimo libro, Danger Zone: The Coming Conflict with China, Hal Brands e Michael Beckley espongono un concetto fondamentale: le superpotenze del passato e del presente sono divenute tali grazie al dominio delle tecnologie critiche della loro epoca. Prima venne il Regno Unito con il vapore e il ferro, poi gli Stati Uniti con l’acciaio e l’elettronica. La numero uno del futuro, in quella che sembra essere una corsa a due tra America e Cina, dovrà invece avere la leadership sulle telecomunicazioni, l’intelligenza artificiale e il computing quantistico. La tecnologia non è l’unico fattore della primazia geopolitica – la superiorità marittima, per esempio, sembra essere altrettanto importante –, ma è di certo quello più vistoso, di cui i politici dibattono tra di loro e con gli industriali, di cui i giornalisti scrivono e di cui gli analisti esaminano i dettagli. Brands e Beckley offrono dunque una chiave di lettura che permette di capire il senso e l’importanza di una grossa fetta delle notizie che leggiamo o ascoltiamo: la transizione digitale, che ha nel microchip il suo abilitatore e il suo limite, è una competizione per la supremazia politica.

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