La tassa minima globale farà bene anche all’Italia


Grazie alla svolta impressa da Joe Biden al G7, è stato varato un accordo che fissa le imposte sugli utili delle imprese al 15% e vincola le multinazionali a versarle almeno in parte nei Paesi dove hanno mercato

Francesco Anfossi Francesco Anfossi
Caporedattore di Famiglia Cristiana e responsabile web per lo stesso settimanale.

Grazie alla svolta impressa da Joe Biden al G7, è stato varato un accordo che fissa le imposte sugli utili delle imprese al 15% e vincola le multinazionali a versarle almeno in parte nei Paesi dove hanno mercato

Il Cancelliere dello Scacchiere britannico Rishi Sunak parla durante una riunione dei Ministri delle Finanze di tutte le nazioni del G7 prima del vertice dei leader del G7, alla Lancaster House di Londra, Gran Bretagna, 4 giugno 2021. Stefan Rousseau/PA Wire/Pool via REUTERS

Il summit del G7 di Aylesbury, in Gran Bretagna, non verrà ricordato solo per la solita “Photo Opportunity”. Ha infatti prodotto un accordo molto popolare (globalmente popolare potremmo dire) sul piano dell’equità fiscale globale. Come è noto il problema riguarda le grandi multinazionali, in particolare quelle del web, i cui fatturati sono cresciuti a livello siderale anche per le enormi possibilità di elusione fiscale che hanno sfruttato nell’ultimo decennio. Perché meno tasse, ovviamente, significa non solo maggiori dividendi, ma anche ulteriori investimenti.

Sia ben chiaro: i giganti del web infatti non evadono le tasse. Le eludono. Spostano i capitali e le sedi in vari paradisi fiscali, dove la tassazione è molto bassa. Il vantaggio è reciproco. Con questo sistema (legale) di dumping fiscale, miliardi di dollari che spettano alle casse erariali degli Stati rimangono nelle tasche degli azionisti.

Ma la musica sta cambiando. I Ministri delle Finanze del G7 hanno raggiunto un accordo storico sulla tassazione globale. Le imprese internazionali saranno soggette a una tassazione minima del 15%, applicata Paese per Paese. Inoltre sarà difficile trasferire gli utili come avviene oggi: le maggiori aziende transnazionali, con margini di profitto di almeno il 10%, vedranno il 20% di tutti gli utili oltre tale soglia riallocato e tassato nei Paesi dove vendono i loro prodotti o servizi. Facciamo un esempio: se una multinazionale ha profitti per cento milioni di dollari in Italia, dovrà versare all’erario del nostro Paese il 20% di 90 milioni di euro, cioè 18 milioni. Finora tutto questo non avviene.

I paradisi fiscali

Le multinazionali, in particolare le cosiddette Web Soft, i giganti della rete, pur registrando fatturati vertiginosi, con picchi del 300% e incassi pari a quasi mille miliardi di dollari a livello globale, eludono le tasse spostando la sede nei Paesi che offrono tasse “a prezzi stracciati”. I più famosi sono Singapore, Irlanda, Lussemburgo e Olanda. Quell’Olanda “frugale” che da una parte pone veti in sede di Commissione europea e ci costringe a una politica fiscale rigorosa e fa di tutto per bloccare i nostri investimenti, dall’altra ci sottrae reddito attirando con aliquote più contenute tasse che spetterebbe a noi italiani incassare, poiché l’attività delle multinazionali si svolge in territorio italiano.

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