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ITALIA CHIAMA EUROPA

Cina, l’Ue in difesa degli uiguri

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Bruxelles attiva la legge, approvata a dicembre, che prevede sanzioni alla Cina per il mancato rispetto dei diritti umani. Il nodo sull’accordo commerciale Bruxelles-Pechino

Uiguri e diritti umani

Una ragazza di etnia uigura nella regione autonoma cinese dello Xinjiang, 9 luglio 2009. REUTERS/Nir Elias

Le sanzioni dell’Unione europea verso quattro funzionari cinesi, coinvolti nell’arbitraria detenzione di almeno un milione di cittadini appartenenti alla minoranza musulmana degli uiguri nello Xinjiang, è il primo passo formale di Bruxelles verso Pechino sulla delicata questione, che finora si era limitata a reprimende verbali. Il Consiglio dell’Ue ha agito dopo anni di forti pressioni ricevute da gruppi in difesa dei diritti umani, in un momento storico ricco di aspettative nelle relazioni commerciali tra la Commissione e il Partito comunista cinese visto il recente accordo sugli investimenti, il Comprehensive Agreement on Investment.

Il Magnitsky Act europeo in difesa degli uiguri

Bruxelles ha agito grazie al Magnitsky Act europeo, ossia il Regime Sanzionatorio Globale sui Diritti Umani approvato lo scorso dicembre. Strumento dal forte impatto politico, permette all’Unione europea di prendere di mira entità e individui responsabili di atti gravissimi quali genocidi, atti contro l’umanità, tortura, schiavitù, omicidi extragiudiziali, violenza sessuale o basata sul genere, sparizione forzata, arresti e detenzione arbitraria, traffico di esseri umani.

Nella fattispecie, sono quattro le persone individuate: Zhu Hailun, Wang Junzheng, Wang Mingshan e Chen Mingguo. I funzionari governativi, con ruoli sul campo nella Regione Autonoma dello Xinjiang, sarebbero direttamente responsabili dei programmi di indottrinamento e di sorveglianza in larga scala degli uiguri, della violazione delle loro libertà di religione, del mantenimento della sicurezza e rafforzamento delle misure contro la minoranza musulmana, dell’invio dei cittadini appartenenti all’etnia nei campi di detenzione.

Azione coordinata dell’Occidente

La mossa europea è solo l’ultima di una lunga serie contro il Partito comunista cinese. Altre nazioni come gli Stati Uniti, il Regno Unito, il Canada, l’Australia e la Nuova Zelanda avevano già attivato normative della loro legislazione che permettevano questo tipo di azione. Con il Regime Sanzionatorio Globale sui Diritti Umani, anche l’Ue ha potuto dare seguito alla volontà sanzionatoria verso Pechino: basti pensare che l’ultimo atto europeo contro funzionari cinesi risale al 1989, dopo i fatti di Piazza Tienanmen.

Dopo la decisione di Bruxelles, Washington ha aggiunto alla sua lista di individui sanzionati Wang Junzheng e Chen Mingguo. In sostanza, ai quattro verranno congelati i conti presenti nei territori dai quali giungono le sanzioni e non potranno recarsi all’interno delle nazioni. Sebbene la mossa europea sia prettamente formale e non va a intaccare la cooperazione economica, le implicazioni sono evidenti: diventa ancor più difficile far digerire un accordo sugli investimenti con la Cina a coloro i quali sono contrari all’implementazione delle relazioni commerciali con Pechino.

L’accordo sugli investimenti Ue-Cina

Questo è il primo colpo al Comprehensive Agreement on Investment, framework che permetterebbe alle aziende dell’Ue investimenti in Cina e tutele come mai si sono viste. L’accordo è stato approvato a fine dicembre dopo 35 round negoziali e 7 anni di discussioni, ma deve essere ancora del tutto implementato e sottoposto ai vari organi nelle rispettive realtà.

Guarda “Il nuovo accordo Ue-Cina: di cosa si tratta. Intervista a Vincenzo Celeste”.

Con il CAI, la Cina si è impegnata a rispettare le direttive dell’Organizzazione per il Lavoro delle Nazioni Unite, che d’altro canto contrasta col trattamento della minoranza figura nello Xinjiang. Il messaggio di Bruxelles può essere letto come un avvertimento sull’eventuale prosieguo delle trattative sull’accordo per gli investimenti, ma Pechino non sembra essersi scomposta.

Infatti, in tutta risposta sono stati a loro volta sanzionati ben cinque membri eletti del Parlamento europeo appartenenti alla commissione per i diritti umani — Reinhard Butikofer, Michael Gahler, Raphael Glucksmann, Ilhan Kyuchyuk e Miriam Lexmann — e Adrian Zenz, studioso e autore di un report sugli abusi contro le minoranze in Tibet e nello Xinjiang.

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L'AUTORE

Matteo Meloni

Giornalista, si occupa di politica internazionale, comunicazione e giornalismo d’impresa. Collabora con eastwest e con il sito d’informazione Corriere dell’Economia.
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