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2030: fuga oltre l’Atlantico


È iniziato l’esodo delle aziende strategiche europee verso il Nuovo Mondo dove il contesto business-friendly e il meccanismo di incentivi dell’Inflation Reduction Act attirano non solo per l’entità dei sussidi ma per la semplicità e velocità di accesso

Era aria di geopolitica quella che si respirava una mattina di inizio dicembre negli studi di LA7. Intervistato da Alessandra Sardoni a Omnibus, il Ministro delle Imprese Adolfo Urso spiegava che era necessaria una “politica industriale europea” per rispondere non solo alla Cina, concorrente economica e rivale sistemica, ma anche – “ed è qui la novità” – agli Stati Uniti. Il Ministro faceva riferimento all’Inflation Reduction Act, la legge anti-inflazione del presidente Joe Biden che contiene 369 miliardi di dollari in incentivi alla manifattura di tecnologie per la transizione ecologica. È una misura pensata per rispondere al primato produttivo cinese sui dispositivi per le energie pulite (pannelli fotovoltaici, batterie per i veicoli elettrici, turbine eoliche, elettrolizzatori per l’idrogeno verde) e impedire che l’America sviluppi una dipendenza industriale dall’avversaria, con tutte le possibili ripercussioni sulla salute dell’economia e sulla sicurezza nazionale.

Inflation Reduction Act: l’incubo della Ue

L’Inflation Reduction Act è una legge geopolitica. Il suo scopo è nazionalizzare o regionalizzare (in Nordamerica, ossia Canada e Messico) la fabbricazione di tutti quegli apparecchi e quei macchinari necessari al processo di decarbonizzazione, in modo da restituire potenza manifatturiera agli Stati Uniti e permettere il distacco dalla Cina e dall’Asia: buona parte dell’agenda legislativa dell’amministrazione Biden – si pensi al CHIPS Act per i semiconduttori – risponde a questo scopo. Il problema è che l’Inflation Reduction Act ha spaventato l’Unione europea, facendole sognare incubi di de-industrializzazione. La legge ha creato infatti un divario competitivo tra le due sponde dell’oceano Atlantico: da una parte ci sono sussidi abbondanti e facilmente accessibili, e bassi prezzi dell’energia che permettono alle aziende di ridurre i costi operativi; dall’altra parte, nel Vecchio continente, la situazione è praticamente opposta.

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