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Argentina: bomba a orologeria

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Il nostro corrispondente in America Latina ci racconta la difficile relazione tra il Fondo monetario e il Governo argentino, che si sente perseguitato. Ma forse è anche un problema di classe dirigente “porteña”

L’economia dopo il coronavirus sarà caratterizzata da un grande debito pubblico, ha scritto Mario Draghi nella famosa lettera al Financial Times.  Qui in America Latina, uno dei Paesi più gravati dal debito è l’Argentina. E ci sono delle importanti novità, come vedremo tra un attimo.

Dopo l’esplosione della bolla finanziaria, a giugno 2018 il Fmi e il Governo argentino siglarono l’accordo più grande della storia, un credito di 50 miliardi di dollari, in cambio di alcune misure di austerità. Il Presidente dell’epoca, Mauricio Macri, spinto dall’entusiasmo, disse “tutti gli Argentini sono innamorati di Christine Lagarde”, l’allora direttrice del Fmi.

Negli ultimi due anni sono successe molte cose, Tra queste, il ritorno del peronismo alla Casa Rosada, con l’elezione di Alberto Fernandez. E un cambio alla guida del Fmi, con la nuova Direttrice, la bulgara Kristalina Georgieva, che ha una posizione diversa rispetto al debito argentino e a come ripagarlo.

Martin Guzman, il Ministro dell’Economia di Fernandez, un giovane economista esperto di ristrutturazione del debito, sta negoziando il debito con il Fmi e i creditori privatori. Questi ultimi detengono una quota importante del debito argentino, denominato in dollari e che quindi lascia ancor meno spazio di manovra al Governo. Tra questi creditori, alcuni hanno una postura molto aggressiva, degna del miglior Michael Douglas nel film Wall Street.

Qualche giorno fa è arrivato alla stampa un messaggio destinato al Ministro argentino da parte del rappresentante del fondo Black Rock: “Non so se lei ha capito con chi si sta mettendo. Noi abbiamo le spalle larghe e il tempo di aspettare, aspettare di negoziare con un altro Governo che capisca i mercati. Come il Governo precedente, per esempio”.

Tuttavia, sembra che il lavoro di Martin Guzman stia dando i primi risultati e qualcosa sta cambiando. Ce lo spiega Martin Kalos, economista e docente dell’università di Buenos Aires. “Dall’analisi del debito eseguita dallo staff tecnico del Fmi è risultato che il debito dell’Argentina è insostenibile e che il prestito del Fondo, ottenuto durante il Governo Macri, è risultato poco efficace. Si tratta, quindi, di un appoggio esterno alla posizione del Paese nella trattativa con i creditori privati. Ora, bisogna vedere come questo si tradurrà in un accordo tra le Parti”.

@f_nastasi

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