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Biden e Obrador, colloquio sulla politica estera e migratoria tra Usa e Messico


Il contributo del Messico alla riappacificazione americana con Cuba, la questione migratoria, la modernizzazione della frontiera comune e la regionalizzazione delle filiere produttive al centro del colloquio "costruttivo" tra i due Presidenti.

La telefonata di venerdì pomeriggio tra il presidente degli Stati Uniti Joe Biden e l’omologo messicano Andres Manuel López Obrador è stata “costruttiva” e non ci sono state prepotenze e pressioni da parte americana. Lo ha detto la Casa Bianca e dall’altra parte, al Palazzo Nazionale, lo hanno confermato (“una conversazione cordiale”, “ci ha trattati con rispetto”). L’etichetta e questo genere di precisazioni sono importanti nei contatti tra Washington e Città del Messico perché la relazione bilaterale – nonostante la profonda integrazione economica raggiunta dopo quasi trent’anni – è ancora materia sensibile, spesso interpretata secondo vecchie lenti di ingerenza totale e di assoggettamento messicano alle volontà del potente vicino settentrionale.

Non è così: ad esempio sull’Ucraina il Messico non si è allineato agli Stati Uniti nelle sanzioni alla Russia; ha condannato l’invasione, ma in sede ONU si è astenuto alla votazione per sospendere Mosca dal Consiglio per i diritti umani. È profonda la distanza con il Canada, altro paese nordamericano e alleato degli Stati Uniti, che ha invece inviato artiglieria all’Ucraina e persino definito genocidio le aggressioni russe.

La questione migratoria

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