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Cina e Filippine aprono un nuovo capitolo di dialogo nelle relazioni bilaterali


La visita del presidente delle Filippine Marcos a Pechino segna un passo in avanti tra i due Paesi nonostante le tensioni territoriali nel Mar Cinese Meridionale: al via un meccanismo di consultazione gestito dai rispettivi Ministeri degli Esteri

Matteo Meloni Matteo Meloni
Giornalista, è membro del comitato editoriale di eastwest. Si occupa di geopolitica di Medio Oriente e Nord Africa, Stati Uniti, rapporti tra Paesi Nato, di organizzazioni internazionali. Già Addetto Stampa al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ha lavorato come Digital Communication Adviser alla Rappresentanza Italiana presso le Nazioni Unite a New York.

Il Presidente delle Filippine Ferdinand Marcos Jr si è recato in Cina per una storica visita di tre giorni che potrebbe cambiare il corso delle relazioni tra Pechino e Manila, con effetti persino più dirompenti nell’ambito delle tensioni sul free and open Indo-Pacifico e del confronto nella regione tra la Repubblica Popolare e gli Stati Uniti. L’importanza dell’invito formulato dal Presidente Xi Jinping alla sua controparte filippina, primo leader straniero a recarsi in Cina nel 2023, si delinea totalmente nella dichiarazione congiunta pubblicata al termine della visita di Marcos, nella quale si specifica che le relazioni tra le due nazioni non debbano essere compromesse dagli screzi territoriali nel Mar Cinese Meridionale. 

Per questo motivo, è stato ideato un Meccanismo di Consultazione Bilaterale in capo ai Ministeri degli Esteri che permetterà di gestire le problematiche senza escalation negative, con Pechino e Manila concordi nel “promuovere pace e stabilità nella regione e la libertà di navigazione e di sorvolo del Mar Cinese Meridionale”, nel rispetto della “pacifica risoluzione delle dispute sulla base della Dichiarazione sulla Condotta delle Parti del Mar Cinese Meridionale, della Carta delle Nazioni Unite e della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare del 1982”.

In sostanza, i due Paesi trovano un compromesso che congela le rispettive posizioni e desiderata sui confini marittimi, con le differenze che rimangono in essere, andando avanti sulle restanti questioni permettendo, così, alle relazioni bilaterali di crescere in termini del tutto proficui. “Siamo d’accordo sul fatto che le questioni marittime non compromettono l’interezza delle nostre relazioni”, ha commentato il Presidente filippino. “Abbiamo discusso su ciò che possiamo fare per andare avanti, per evitare possibili errori e fraintendimenti che avvierebbero problemi più gravi di quelli già in essere”. Non a caso, la Presidenza Marco si avviò con la sua dichiarazione di voler essere “amico di tutti, nemico di nessuno”.

Nel 2016 la Corte Permanente di Arbitrato dell’Aja sentenziò l’inesistenza di prove storiche che permettono alla Cina di considerare di suo esclusivo controllo acque e risorse presenti nel Mar Cinese Meridionale, e aggiunse che Pechino ha violato i diritti di sovranità delle Filippine. Manila può teoricamente condurre l’esplorazione delle riserve presenti nelle 200 miglia della sua zona economica esclusiva, ma in pratica ha difficoltà a causa della forte presenza cinese. La sentenza è stata un duro colpo alla nine-dash line cinese, attorno alla quale ruota l’impalcatura delle rivendicazioni territoriali della Repubblica Popolare. Il Governo cinese non ha mai riconosciuto la sentenza. Curiosamente, nel comunicato congiunto tra Cina e Filippine si legge che verranno rispettate le rispettive sovranità e integrità territoriali, con Manila che riafferma il suo vincolo verso la One-China Policy.

La visita di Marcos Jr ha permesso la firma di numerosi accordi di cooperazione in ambito infrastrutturale, finanziario, turistico e sul commercio elettronico, con Xi che ha aperto alla cooperazione nelle aree dove non è in essere una disputa territoriale. Il riferimento è alle negoziazioni sulle esplorazioni di petrolio e gas, prodotti di fondamentale importanza per il Paese vista la totale dipendenza sulle importazioni. Questo causa shock dirompenti all’economia nazionale: l’aumento dei prezzi ha, ad esempio, generato una crescita inflazionistica mai registrata negli ultimi 14 anni. È volontà di Marcos bilanciare le relazioni con Cina e Stati Uniti, unica strada adatta per evitare l’insorgere di ulteriori tensioni nella grande regione del Pacifico.

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