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Giordania: a rischio la fragile stabilità del Medio Oriente


L'arresto di Hamzeh bin Hussein, fratellastro dell'attuale sovrano, scuote non solo il regno ma anche le potenze internazionali. Da chiarire l’ipotesi di colpo di Stato

Matteo Meloni Matteo Meloni
Giornalista, si occupa di politica internazionale, comunicazione e giornalismo d’impresa. Collabora con eastwest e con il sito d’informazione Corriere dell’Economia.

Il principe ereditario di Giordania Hamzeh bin Hussein ad Amman, Giordania, 26 maggio 2004. REUTERS/Ali Jarekji AJ/DL

L’arresto di Hamzeh bin Hussein, fratellastro di Re Abd Allah II di Giordania, scuote non solo il regno della casa reale hashemita ma anche le cancellerie regionali e mondiali. I rischi di un’eventuale crisi istituzionale ad Amman avrebbe ripercussioni su numerosi fronti, considerato il ruolo giocato dalla Giordania rispetto allo status di Gerusalemme, i profughi siriani, il lungo confine con Israele e la stabilità nell’ampia area del Medio Oriente.

Le pressioni sul Regno

La nazione giordana soffre di un prolungato declino economico, della crescita del debito pubblico e della perdita di oltre il 5% di Pil nel 2020, principalmente causato dalle restrizioni imposte dalla pandemia. Nel Paese da anni sono in atto riforme messe in campo insieme al Fondo monetario internazionale, che hanno introdotto misure legate alla spending review e alla gestione del debito pubblico arrivato negli ultimi mesi al 101% del Pil.

A ottobre il Primo Ministro Omar Razzaz è stato sostituito da Bisher Al-Khasawneh. Già al secondo rimpasto di Governo, il nuovo capo dell’esecutivo ha formato una squadra di Ministri con l’obiettivo di fronteggiare la crisi economica e sociale: tra i titolari dei dicasteri, Muhammad al-Issas, Ministro delle Finanze apprezzato dal Fondo monetario internazionale, che ne ha elogiato le capacità nel fronteggiare il periodo pandemico. Ciò non toglie al Paese le difficoltà nell’ospitare il secondo più alto numero di rifugiati al mondo in rapporto alla sua popolazione, e l’aumento del tasso di povertà al 18%.

L’arresto del Principe e le accuse al Mossad

L’annuncio del Ministro degli Esteri nonché vice Primo Ministro Ayman Safadi ha delineato una serie di dettagli sulla decisione che ha portato all’arresto di Hamzeh. La sicurezza e la stabilità della nazione sono state le principali preoccupazioni delle agenzie di sicurezza che, insieme alle forze armate, al Dipartimento per l’Intelligence e quello per la Pubblica Sicurezza, hanno realizzato un’inchiesta di lungo periodo, fino ad arrivare alla delicata decisione.

L’investigazione, come affermato da Safadi, riconduce a entità esterne. E secondo il Governo di Amman, Israele — col ruolo del Mossad — avrebbe delle connessioni con una persona vicina al Principe Hamzeh, che risponde al nome di Roy Shaposhnik. La presunta spia è un uomo d’affari amico del fratellastro del Re: secondo tale ricostruzione, Shaposhnik avrebbe offerto una via di fuga ad Hamzeh e alla sua famiglia con la proposta di invio di un jet privato per allontanarlo dal Paese. Il businessman non ha negato l’offerta d’aiuto al Principe, ma respinto al mittente le accuse d’essere un uomo del Mossad.

Le reazioni internazionali

I fragili equilibri dell’area mediorientale si poggiano anche sulla stabilità della Giordania. Non a caso, le reazioni di realtà di peso quali Unione europea, Stati Uniti e Arabia Saudita sono state di supporto alla Monarchia hashemita. Nabila Massrali, Portavoce dell’Alto Rappresentante per la Politica Estera Ue Josep Borrell, ha ricordato la “forte e solida partnership” esistente con Amman e il ruolo moderato di re Abd Allah II per la regione. Da Washington, Ned Price del Dipartimento di Stato ha sottolineato che la Giordania è un alleato chiave degli Usa, spiegando che i funzionari delle due nazioni sono in stretto contatto.

Anche da Riad un messaggio dalla casa reale saudita di appoggio incondizionato al Re e alle sue decisioni, con il Ministero degli Esteri che aggiunge che la Giordania è “la base per la stabilità e la prosperità per l’intera regione”. L’attenzione riposta ai fatti avvenuti nel Paese evidenzia chiaramente quanto Amman sia decisiva per non far cadere l’area mediorientale oltre il precipizio: dalla Giordania passano vicende economiche, sociali e internazionali che senza il ruolo della Monarchia guidata da Abd Allah II diventerebbero ingovernabili.

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