Identità digitale: una silenziosa rivoluzione


La creazione di una cittadinanza virtuale unica Europea apre visioni di una nuova partecipazione democratica in un futuro che si sta già concretizzando

Claudia Delpero Claudia Delpero
[LONDRA] Giornalista che scrive di Europa e affari internazionali. Vive a Londra, ha lavorato a Bruxelles e a Pechino.

La creazione di una cittadinanza virtuale unica Europea apre visioni di una nuova partecipazione democratica in un futuro che si sta già concretizzando

Margrethe Vestager, Commissaria europea per la concorrenza, e Thierry Breton, Commissario europeo per il mercato interno, partecipano a una conferenza stampa sui servizi digitali presso la sede della Commissione europea a Bruxelles, Belgio, 15 dicembre 2020. Olivier Matthys/Pool via REUTERS

Quella che si sta attuando in Europa è una rivoluzione silenziosa e invisibile perché avviene nei dedali del mondo virtuale. Ma avvicinerà come mai prima i cittadini dell’Unione europea alla pubblica amministrazione facilitandone anche l’accesso a servizi privati.

Almeno questo è l’intento di una proposta legislativa sull’identità digitale che la Commissione europea presenterà nella prima metà del 2021.

L’identità digitale (eID, per electronic identity) è un sistema di credenziali elettroniche e password che identifica un utente e gli consente di accedere in modo sicuro ai servizi online di diverse amministrazioni, invece di dover creare un profilo per ciascuna. Funziona come i codici che si utilizzano per fare operazioni in rete sul proprio conto bancario, ma può avere più livelli di sicurezza ed essere usata per più servizi.

In Italia il Servizio pubblico di Identità digitale (Spid) è salito di recente agli onori della cronaca perché richiesto a chi intende beneficiare degli incentivi per la ripresa post coronavirus, come il cashback. Ma molte amministrazioni già lo richiedevano per il pagamento di tributi, multe o per distribuire sussidi come il bonus diciottenni.

L’ambizione dell’Ue è che ogni cittadino possa avere – se lo desidera – un’identità digitale sicura. La rivoluzione sta nel fatto che questa identità digitale, rilasciata dal Paese d’origine, dovrebbe permettere di accedere ad amministrazioni pubbliche e servizi privati in tutti i Paesi dell’Unione, ad esempio per fare la dichiarazione dei redditi, iscriversi all’università, aprire un’impresa, effettuare pagamenti o partecipare a gare d’appalto. Ma anche per aprire un conto in banca, comprare un’assicurazione o accedere ai social media.

Cadrebbero così i confini che ancora separano gli utenti del mercato interno digitale. In realtà l’Unione europea è dotata di un regolamento sull’identità digitale già dal 2014. Il regolamento eIDAS è nato per garantire il riconoscimento oltre frontiera dei sistemi d’identità digitale che stavano emergendo nei vari Paesi, ma privi di interoperabilità e di una base giuridica comune. Questa situazione a lungo andare sarebbe diventata un ostacolo per lo sviluppo del mercato unico. Primo sistema di riconoscimento d’identità digitale a scala internazionale, il regolamento eIDAS è stato applicato in primo luogo a servizi fiduciari come firme e sigilli elettronici, certificazioni di posta elettronica e autenticazioni online, ora riconosciuti legalmente in tutta l’Ue.

Dal 2018 il riconoscimento delle eID tra i Paesi dell’Unione europea è diventato obbligatorio. L’Italia, con Germania, Estonia, Spagna, Croazia e Lussemburgo, ha fatto parte del primo gruppo di paesi che hanno consentito ad altri cittadini Ue di utilizzare le rispettive eID. E dal settembre 2019 l’identità digitale italiana SPID può anche essere utilizzata per i servizi offerti da altre amministrazioni nella Ue.

Nonostante i passi avanti, però, il riconoscimento transnazionale dell’identità digitale è ancora limitato. Secondo il rapporto della Commissione europea sui servizi di eGovernment (l’offerta di servizi digitali da parte della pubblica amministrazione), solo 15 dei 27 Stati Ue, corrispondenti al 58% della popolazione dell’Unione, offrono eID valide oltre confine. Il rapporto ha inoltre rivelato che solo il 9% dei servizi accessibili con una eID nazionale possono essere utilizzati anche da utenti di altri paesi. L’estensione della eID al settore privato è inoltre ancora carente. Di qui, la decisione di rivedere l’attuale normativa con la nuova proposta che sarà presentata l’anno prossimo.

“Dal completare la dichiarazione dei redditi all’apertura di conti bancari o alla domanda d’iscrizione per istruzione all’estero, il 78% dei servizi pubblici può ora essere effettuato online e semplificarci la vita. Questo deve essere accompagnato da un’identità digitale che funzioni ovunque in Europa proteggendo i dati degli utenti,” ha detto presentando il rapporto Margrethe Vestager, vice Presidente della Commissione europea responsabile per l’agenda digitale.

Questo contenuto è riservato agli abbonati

Abbonati per un anno a tutti i contenuti del sito e all'edizione cartacea + digitale della rivista di geopolitica

Abbonati ora €45

Abbonati per un anno alla versione digitale della rivista di geopolitica

Abbonati ora €20

- Advertisement -spot_img