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La prima Presidente donna della Commissione Europea

Maggioranza risicata per la Ministra della Difesa tedesca. Prima prova del nove per la tenuta della maggioranza europeista 

La Ministra della Difesa tedesca Ursula von der Leyen, nominata Presidente della Commissione Europea, informa i media dopo la Conferenza dei Presidenti dei blocchi del partito del Parlamento Europeo a Bruxelles, Belgio, 10 luglio 2019. REUTERS/Francois Lenoir
La Ministra della Difesa tedesca Ursula von der Leyen, nominata Presidente della Commissione Europea, informa i media dopo la Conferenza dei Presidenti dei blocchi del partito del Parlamento Europeo a Bruxelles, Belgio, 10 luglio 2019. REUTERS/Francois Lenoir

Si presenta domani davanti al Parlamento Ue Ursula von der Leyen, la Presidente designata dalla Commissione Europea. Il programma dei lavori prevede il discorso iniziale della candidata e poi un dibattito, seguito dal voto di fiducia a scrutinio segreto. Von der Leyen dovrà ottenere la maggioranza assoluta dei voti, 374 preferenze su un totale di 747 parlamentari, cioè tutti i voti del Partito Popolare Europeo (182), al quale appartiene, più altri 192. 

Membro della Cdu e Ministro della Difesa dal dicembre del 2013, è stata la prima donna a ricoprire questo incarico in Germania. Su di lei ha puntato Emmanuel Macron, che è riuscito a imporre la sua strategia, dichiarando morto il sistema dello Spitzenkandidat, utilizzato per nominare Jean-Claude Juncker e che prevedeva l'assegnazione della presidenza dell’esecutivo comunitario al candidato del partito politico europeo con il maggior numero di seggi in Parlamento. Ursula von der Leyen dovrà convincere il maggior numero di deputati europei in un'assemblea assai più frammentata di quella precedente.

È improbabile che la maggioranza intorno alla candidata tedesca sia la stessa che ha portato alla elezione di David Sassoli a capo del Parlamento Ue.

La Presidente, oltre al voto dei popolari, può contare anche sul sostegno dei liberali. I socialisti sono divisi, molti deputati tedeschi hanno già dichiarato che voteranno contro. Contrari anche la sinistra radicale e i Verdi (irritati per essere stati lasciati fuori dalle nomine importanti nonostante il risultato elettorale). Donald Tusk ha rivolto nei giorni scorsi un appello per il loro coinvolgimento “nei meccanismi decisionali”, forse prevedendo la possibile impasse su una nomina decisiva come questa. Al di là delle raccomandazioni di voto, non mancheranno i dissidenti da entrambe le parti e la conta potrebbe essere risicatissima.

Due quindi gli scenari possibili: l'esito positivo, magari con il supporto dei conservatori di ECR o esito negativo e conseguente crisi politica. La prima donna della storia alla guida dell’esecutivo comunitario potrebbe partire azzoppata. 

La fragilità del quadro tedesco - non solo politico ma anche economico - rischia di riverberarsi sull’intera Unione Europea: pagheremmo oggi 10 anni di timidezze nelle decisioni chiave del processo di integrazione europea.

@GiuScognamiglio

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