Gli Stati Uniti contro la web tax

Gli Usa denunciano all’Omc la tassa sui giganti digitali, da Google a Facebook. E l'Europa?

Un logo Facebook in 3D. 18 marzo 2018. REUTERS/Dado Ruvic/Illustrazione
Un logo Facebook in 3D. 18 marzo 2018. REUTERS/Dado Ruvic/Illustrazione

Gli Stati Uniti hanno detto che potrebbero presentare un reclamo all’Organizzazione Mondiale del Commercio contro l’eventuale nuova tassa per i cosiddetti “giganti tecnologici”, discussa a livello europeo ma portata avanti soprattutto dalla Francia. L’intervento di Washington è motivato dal fatto che le aziende toccate dalla tassazione sarebbero soprattutto americane: Google, Amazon, Facebook e Apple, riassunte sotto l’acronimo Gafa o il nome collettivo di Big Four.

Parigi ha svelato una settimana fa alcuni dettagli della misura, che verrà applicata retroattivamente a partire dal 1 gennaio 2019. Sarà una tassa sui servizi digitali, con un’imposta del 3 per cento sulla pubblicità online e sulla vendita di dati personali per tutte le aziende tecnologiche con un fatturato superiore a 750 milioni di euro. Gli Stati Uniti ritengono che la tassa sia discriminatoria verso le multinazionali americane.

In Italia una legge simile a quella francese è stata inserita nell’emendamento alla legge di bilancio di fine dicembre: è nota come web tax. Sarà però difficile l’approvazione di una tassa di questo tipo su tutto il territorio dell’Unione Europea. Le trattative sono saltate proprio martedì scorso, principalmente per l’opposizione dell’Irlanda: è qui che i “giganti del web” pagano le tasse, potendo godere di un regime fiscale piuttosto vantaggioso.

Per gli Stati Uniti la difesa delle proprie aziende tecnologiche ha ovvie motivazioni economiche, ma anche strategiche. Nonostante Donald Trump li abbia attaccati spesso, i Gafa sono attori cruciali in questa fase di competizione – commerciale ma anche tecnologica – con la Cina. Tutelandone gli interessi e il dominio sul mercato, Washington si assicura che abbiano accesso a grandi quantità di dati, gli stessi che non vuole finiscano nelle mani di Pechino.

@marcodellaguzzo

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