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Trump sotto inchiesta

Se i Democratici si sono decisi ad attivare la procedura di impeachment, è perché sperano di riaprire un dibattito sano sul superamento del sovranismo trumpista

Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump sul South Lawn della Casa Bianca a Washington, Stati Uniti, 2 novembre 2019. REUTERS/Yuri Gripas
Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump sul South Lawn della Casa Bianca a Washington, Stati Uniti, 2 novembre 2019. REUTERS/Yuri Gripas

Giovedì scorso, la Camera del Congresso americano ha approvato le regole e il calendario per l'apertura della procedura di impeachment contro il Presidente Donald Trump.

Trump è accusato di aver usato il potere del suo ufficio per sollecitare interferenze straniere nelle elezioni statunitensi del 2020, nel caso ribattezzato Ucrainagate. Il Presidente americano avrebbe utilizzato la fornitura di armi all’Ucraina per spingere Kiev a trovare “qualcosa di sporco” sul conto di Joe Biden, candidato alla presidenza Dem, e di suo figlio Hunter, consigliere di amministrazione di una società ucraina del gas.

L’assemblea, che dopo le elezioni di mid-term è a maggioranza democratica, ha votato con 232 favorevoli e 196 contrari. Tutti i deputati Repubblicani hanno votato contro, insieme a due deputati del Partito Democratico.

La risoluzione autorizza la commissione intelligence a fissare audizioni pubbliche e a produrre alla fine un rapporto sul quale dovrà pronunciarsi la commissione giustizia, stabilendo se ci sono i termini perché Trump vada in Senato per essere giudicato. In pochi a Washington pensano che il processo di impeachment possa avere successo al Senato, saldamente in mano ai Repubblicani, dove è necessaria una maggioranza di due terzi. Le audizioni pubbliche però potrebbero cambiare l'orientamento del pubblico, al momento spaccato sull'opportunità di apertura del processo; un mutamento generale di umore potrebbe anche modificare le posizioni della Camera alta. L’impeachment è un processo politico, la sua gestione è demandata al Congresso e la Costituzione definisce in modo abbastanza vago i reati ad esso connessi ("tradimento, corruzione e altri crimini gravi e delitti"), lasciando un certo potere all’opinione pubblica che, come nelle vicende di Nixon nel 1974 e Clinton nel 1998, può indirizzare il processo.

Al momento, i Repubblicani sono saldamente con Trump, ma vale la pena monitorare l’evoluzione dei fatti.

Molto attesa è la testimonianza dell'ex consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton (membro del Comitato Scientifico della nostra rivista), che ha lasciato la Casa Bianca in polemica con le posizioni del Presidente e che ora, temono nell'entourage Trump, potrebbe avere la voglia di togliersi qualche sassolino dalla scarpa.

La comunità internazionale sta patendo moltissimo dall’assenza della superpotenza responsabile, ma non possiamo certo sperare che Trump sia perseguibile per voltare la pagina del sovranismo. Certamente, il trumpismo è un’ideologia razzista e sovranista, che non porterà nulla di buono nei Paesi dove riuscirà a influire. Ma dovranno pensarci gli elettori a disfarsene.

@GiuScognamiglio

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