Una famiglia congolese, emigrata dalla Repubblica Democratica del Congo fuggendo su una barca attraverso il lago Albert, arriva a Ntoroko, in Uganda, il 17 febbraio 2018. REUTERS / James Akena
Una famiglia congolese, emigrata dalla Repubblica Democratica del Congo fuggendo su una barca attraverso il lago Albert, arriva a Ntoroko, in Uganda, il 17 febbraio 2018. REUTERS / James Akena

Ben otto dei dieci Paesi che hanno registrato la crescita più rapida di migranti nel mondo, nel periodo 2010-2017, appartengono all’Africa sub-sahariana[1]. Lo ha stabilito un nuovo studio del Pew Research Center basato sugli ultimi dati delle Nazioni Unite, relativi al numero di persone che vivono fuori dal proprio Paese di nascita.


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Negli otto anni presi in esame, il numero di emigranti di ciascuno degli otto Paesi sub-sahariani è cresciuto di almeno il 50%, di gran lunga superiore al 17% di crescita media mondiale riportata nello stesso periodo. A livello nazionale, solo la Siria ha registrato un tasso di crescita più alto del numero di persone che hanno abbandonato il proprio Paese.

Sempre tra il 2010 e il 2017, il numero totale di emigranti a livello internazionale provenienti da tutti i Paesi dell’Africa sub-sahariana è cresciuto del 31%, superando il tasso di incremento sia delle regioni dell’Asia-Pacifico (15%) che dell’America latina e Caraibi (9%). Nello stesso periodo, solo la regione Mena (Medio Oriente e Nord Africa) ha totalizzato un aumento maggiore (39%) delle persone che vivono al di fuori del loro Paese di origine, generato in gran parte dalla popolazione siriana in fuga dalla guerra.

Nel 2017, circa 25 milioni di migranti sub-sahariani hanno lasciato i loro Paesi di nascita e tra il 2010 e il 2017 il numero di migranti provenienti dall’Africa a sud del Sahara è cresciuto a un tasso più elevato (31%) rispetto agli anni duemila (25%) e agli anni novanta (1%).

Nel raffronto tra decenni, anche la destinazione finale degli emigrati sub-sahariani è cambiata, come dimostrato dai dati che rilevano che nel 1990, il 75% viveva in altri Paesi della macroregione, una quota che lo scorso anno è diminuita al 68%.

L’analisi del think tank di Washington si è naturalmente incentrata anche sugli Stati Uniti, dove la quota di emigrati dall’Africa sub-sahariana è salita dal 2% dell’inizio degli anni novanta al 6% del 2017. Questo ha contribuito a rendere gli africani una piccola minoranza in rapida crescita della popolazione immigrata statunitense. Lo dimostrano anche i più recenti dati delle Nazioni Unite, secondo i quali nel 2017, circa 1,5 milioni di immigrati sub-sahariani vivevano negli Stati Uniti.

Pe quanto riguarda Norvegia e Svizzera, i due principali Paesi extra Ue, la quota di migranti sub-sahariani è passata dall’11% nel 1990 al 17% nel 2017.

Il report evidenzia inoltre che molti emigranti sub-sahariani quando giungono in un Paese limitrofo all’Europa incontrano molti ostacoli a raggiungere la destinazione finale. Ad esempio, i rapporti indicano che centinaia di migliaia di emigranti dal sud del deserto del Sahara si ammassano in Libia nella speranza di attraversare il Mediterraneo per arrivare sulle coste europee. Molti di questi sfortunati vengono costretti in campi di detenzione sovraffollati, dove spesso sono sottoposti a violenze ed abusi sistematici, mentre alcuni di essi sono venduti all’asta come ai tempi della schiavitù

Lo studio rileva infine che gli emigranti sub-sahariani sono solo una componente della migrazione dall’Africa, dove anche le nazioni settentrionali hanno sperimentato decenni di emigrazione significativa verso l’Europa e altre parti del mondo. Nel 2017, circa 5,2 milioni di immigrati nordafricani vivevano in Paesi dell’Unione Europea, Norvegia e Svizzera, rispetto ai circa tre milioni del 1990.

Le stime conclusive indicano che complessivamente il numero di migranti internazionali dall’Africa dovrebbe aumentare nei prossimi decenni, in parte a causa della crescita demografica del continente. Resta da vedere se i Paesi riceventi saranno in grado di adottare nuovi modelli per rispondere all’espansione del fenomeno, oppure se rimarranno ancorati agli schemi di lettura del secolo scorso.

@afrofocus

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[1] L’Africa sub-sahariana comprende tutti i Paesi e territori dell’Africa continentale e le isole di Capo Verde, Comore, Madagascar, Mauritius, Mayotte, Reunion, Sao Tome e Principe, Seychelles e St. Helena. Non sono incluse nella vasta regione Algeria, Egitto, Libia, Marocco, Sudan, Tunisia e Sahara occidentale

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