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Sanzioni: è ancora scontro Usa-Iran

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Aumenta il numero di soggetti nella black list di Washington. Sul fronte coronavirus, Pompeo pronto a inviare aiuti a Teheran. Ma Rouhani replica: sono bugie

Sanzioni: prosegue lo scontro Usa-Iran nonostante il coronavirus.

Un iraniano tiene un cartello che raffiugura il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, durante la commemorazione del 41° anniversario della rivoluzione islamica a Teheran, Iran, 11 febbraio 2020. Nazanin Tabatabaee/WANA (Agenzia di stampa dell’Asia occidentale) via REUTERS

Neanche l’epocale pandemia del coronavirus è riuscita a unire Stati Uniti e Iran nella lotta contro un nemico comune. Entrambe le nazioni sono intente a fronteggiare la diffusione del virus nei rispettivi Paesi, con gli Stati Uniti che rappresentano il terzo Stato più colpito e l’Iran quello con il più alto contagio di tutto il Medio Oriente. Ciononostante, prosegue il muro contro muro tra il Governo di Donald Trump e quello di Hassan Rohuani, ancor di più all’indomani delle nuove sanzioni imposte su una serie di soggetti che commerciano con la Repubblica Islamica.

Infatti, le azioni congiunte del Dipartimento di Stato guidato da Mike Pompeo e quello al Commercio di Wilbur Ross hanno inserito nell’ormai lunga black list altre 6 persone e 18 corporation che fanno affari con l’Iran. “Le entità e gli individui designati hanno svolto transazioni significative per l’acquisto, l’acquisizione, la vendita e il trasporto di prodotti petrolchimici iraniani, lo Stato che più di tutti è sponsor del terrorismo”, ha affermato il Capo della Diplomazia statunitense. Come poi specificato da Ross, “abbiamo chiarito all’Iran che deve rispettare i suoi obblighi e fornire all’Aiea piena collaborazione, che il regime continua a negare”.

Il pensiero degli Stati Uniti ricade ancora sul presunto programma nucleare della Repubblica Islamica: Pompeo sostiene che rimangono senza risposta alcuni interrogativi sulle attività nucleari iraniane precedenti al JCPoA, in particolare quelle del programma Amad. Per questo motivo le misure prese nei giorni scorsi sono andate a colpire soggetti in Sudafrica, Hong Kong, Cina, Pakistan Emirati Arabi Uniti e nello stesso Iran. “Questa amministrazione e il Dipartimento al Commercio” — ha affermato Ross — “prenderà ogni misura necessaria per impedire all’Iran di acquisire l’arma nucleare”.

Lo scontro tra l’amministrazione statunitense e quella iraniana prosegue sul piano degli aiuti per il contrasto al Covid-19. Il Segretario Pompeo ha detto che gli Stati Uniti “continuano a offrire assistenza all’Iran in numerosi modi e continueremo a farlo”, ma che “la leadership sta cercando di scaricare ogni responsabilità rispetto alla sua grave incompetenza. La verità è che il virus di Wuhan” — una chiara accusa mossa dagli Usa alla Cina, accusata di aver diffuso il coronavirus — “è assassino e il regime iraniano un suo complice”.

Le più alte cariche della Repubblica Islamica hanno risposto in maniera durissima alle parole di Pompeo. Se Trump è convinto che la diffusione del virus sia da imputare a Pechino, in Iran si segue la teoria del Ministero degli Esteri cinese che, tramite il portavoce Lijian Zhao, ha suggerito che potrebbe essere stato l’esercito statunitense ad aver portato l’epidemia a Wuhan.

“Si dice che gli Stati Uniti hanno prodotto il virus. Non so se questo è vero, ma se così fosse” — si è chiesto la Guida Suprema Ali Khamenei — “perché dovremmo fidarci e ricevere il loro aiuto?”. Secondo l’autorità religiosa, “la proposta degli Usa di fornire aiuti per combattere il coronavirus potrebbe essere una cospirazione: parte del virus è stata prodotta per infettare il popolo iraniano”. Il Presidente Rouhani risponde alla proposta di aiuto Usa con una metafora: “È come se si impedisse a una persona di bere acqua pulita, offrendole al suo posto acqua fangosa”.

@melonimatteo

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