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Usa-Africa: a Washington il primo summit dal 2014. Nuovo interesse degli Stati Uniti per il continente?


I leader di 49 nazioni africane invitati alla Casa Bianca. Un incontro che dovrà convincere i capi di Stato africani del nuovo interesse degli Stati Uniti. L'obiettivo di Washington è consolidare i rapporti commerciali e contenere l'espansionismo di Russia e Cina

Matteo Meloni Matteo Meloni
Giornalista, è membro del comitato editoriale di eastwest. Si occupa di geopolitica di Medio Oriente e Nord Africa, Stati Uniti, rapporti tra Paesi Nato, di organizzazioni internazionali. Già Addetto Stampa al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ha lavorato come Digital Communication Adviser alla Rappresentanza Italiana presso le Nazioni Unite a New York.

Possono gli Stati Uniti giocare ancora un ruolo in Africa? Ci sarà un cambio di approccio verso il grande continente, in passato visto come un problema e non come un’opportunità? Sono realmente interessati al benessere della popolazione africana o cercano numeri per contrastare Cina e Russia nei consessi internazionali? Dopo una lunga attesa, che dura dal 2014, la Casa Bianca di Joe Biden organizza un nuovo summit Usa-Africa, incontro valido per capire le reali intenzioni di Washington ma anche per convincere gli Stati presenti della bontà della proposta statunitense rispetto a quella di altri player internazionali.

Cina, Russia, Turchia, Emirati Arabi Uniti: sono numerosi gli attori presenti nel continente africano, tutti con obiettivi di crescita e che trasmettono fiducia ai Governi che con loro si interfacciano. L’interscambio commerciale tra Pechino e l’Africa ha toccato nel 2021 la cifra di 261 miliardi di dollari; Mosca è il primo Paese per esportazione di armi e strumentazioni militari; Ankara ha aperto in forma crescente ambasciate su tutto il continente; Abu Dhabi ha costruito infrastrutture portuali.

E gli Usa? Per Washington, l’Africa rappresenta solo l’1.1% del totale commerciale, pari ad un interscambio di 64 miliardi di dollari. Numeri non sufficienti per tenere testa ai challenger degli Stati Uniti, con il continente sostanzialmente abbandonato e da tempo considerato problematico. Perché l’approccio storico statunitense è stato soldi per democrazia, fondi per ricevere — o provare a ricevere — in cambio miglioramenti sul fronte diritti civili e politici. Formula che non ha funzionato, da rivedere profondamente dato che l’opinione pubblica delle nazioni africane spesso lamenta le questioni coloniali del passato.

Diversamente, ad esempio, dalla Cina, che la colonizzazione l’ha subita e si pone, in tal senso, in forma paritaria, e che da tempo organizza summit di questo tipo con cadenza annuale. Discorso valido anche per altre realtà come la Turchia, che manda avanti forum e incontri con l’obiettivo di scambiare informazioni e cogliere opportunità per accrescere le relazioni diplomatiche e commerciali con i Paesi africani. Ma oggi riparte la proposta statunitense verso il continente: per il Segretario di Stato Antony Blinken “l’Africa è una grande forza geopolitica che ha formato il passato, il presente e plasmerà il futuro”.

Ma cosa ci sarà oltre gli slogan? Potrebbe arrivare la proposta statunitense di offrire un seggio al G20 all’Unione Africana, utile forum internazionale di discussione che, così facendo, allargherebbe la voce a 54 Stati, rappresentativi dell’80% della popolazione mondiale. “Il G20 fa un grave errore e perde di efficacia lasciando fuori dalle discussioni una fetta così ampia di umanità e di economia mondiale”, ha dichiarato a luglio il Segretario dell’Unione Africana, il Presidente del Senegal Macky Sall. Ma il punto rimane lo stesso: come vedono l’Africa gli Stati Uniti? Un fardello da gestire o un’opportunità da cogliere? Dall’incontro si capiranno meglio le intenzioni del corso dei Democratici alla Casa Bianca, che dovranno superare inoltre l’impasse creata dall’amministrazione Trump.

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