Vaccino anti Covid: istruzioni per l’uso


Prova vaccino: tutto quello che è necessario sapere per affrontarla, dalla composizione allo scongelamento, dalla somministrazione alla certificazione

Andrea Sermonti Andrea Sermonti
Giornalista medico-scientifico, responsabile di StudioNews, service che fornisce settimanalmente la pagina Salute&Benessere ad alcuni quotidiani italiani a diffusione nazionale.

Prova vaccino: tutto quello che è necessario sapere per affrontarla, dalla composizione allo scongelamento, dalla somministrazione alla certificazione

Jose de Pablo, 96 anni, residente in una casa di cura Amavir, riceve un’iniezione con una dose del vaccino Pfizer-BioNTech a Madrid, Spagna, 30 dicembre 2020. REUTERS/Juan Medina

Il primo passo l’abbiamo fatto, insieme a tutti i Paesi europei, dando inizio ‘ufficialmente’ alle vaccinazioni anti-Covid 19 in occasione del ‘vax-day, il 27 dicembre scorso. Il via libera è stato dato al vaccino di Pfizer/BioNTech in Europa, a quello di AstraZeneca nel Regno Unito e in Argentina e al BBIBP-CorV in Cina. Il 6 gennaio il verdetto positivo dell’Ema sul siero mRNA-1273 di Moderna, già approvato da Fda e Health Canada, mentre c’è attesa in Europa per il farmaco di Oxford. Quello di Moderna è il secondo vaccino che riceve il via libera da parte dell’agenzia. “Il vaccino Moderna è sicuro ed efficace. Come prossimo passo garantiremo l’autorizzazione alla commercializzazione nell’Ue”. Così la Commissione europea dopo il parere positivo dell’EMA al vaccino.

L’arrivo in Italia delle prime dosi del vaccino Moderna verso la metà del mese di gennaio e complessivamente, nei prossimi tre mesi, giungeranno in Italia 1 milione e 300 mila dosi, con cadenza settimanale: 100 mila a gennaio, 600 mila a febbraio e 600 mila a marzo. L’azienda tedesca Curevac è ancora in fase di sperimentazione, mentre la Beijing Biological Products Institute (Sinopharm) ha ricevuto il via libera condizionato per il commercio dalla National Medical Products Administration (Nmpa), l’agenzia del farmaco cinese, in quanto ha ritardato la presentazione dei dati. All’inizio di gennaio 2021 erano già state utilizzate oltre 11 milioni e mezzo di dosi in 21 paesi, 9 milioni delle quali solo in Usa e Cina, due tra Israele e Uk e circa 500 mila nei restanti 17 Paesi. In Italia a dettare regole uniformi per tutto il territorio nazionale ci ha pensato l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), che ha fornito i dettagli sulla conservazione, lo scongelamento, la diluizione e la somministrazione del vaccino.

Le tre tipologie di vaccino

La Coalition for Epidemic Preparedness and Innovations (Cepi), organizzazione internazionale che ha lo scopo di promuovere lo sviluppo e lo stoccaggio di vaccini contro microorganismi in grado di causare nuove e spaventose epidemie, sta coordinando i numerosi progetti per la preparazione di vaccini contro il virus SARS-CoV-2. A causa della recente scoperta del virus e della difficoltà di prevedere il tipo di risposta immunitaria prodotta, le strategie adottate risultano molto diversificate fra loro e, di conseguenza, il tipo di vaccino in grado di proteggere dall’infezione. In particolare, i ricercatori stanno lavorando su tre tipologie di vaccini.

Vaccino a Rna: si tratta di una sequenza di Rna sintetizzata in laboratorio che, una volta iniettata nell’organismo umano, induce le cellule a produrre una proteina simile a quella verso cui si vuole indurre la risposta immunitaria (producendo anticorpi che, conseguentemente, saranno attivi contro il virus).

Vaccino a Dna: il meccanismo è simile al vaccino a Rna. In questo caso viene introdotto un frammento di Dna sintetizzato in laboratorio in grado d’indurre le cellule a sintetizzare una proteina simile a quella verso cui si vuole indurre la risposta immunitaria.

Vaccino proteico: utilizzando la sequenza Rna del virus (in laboratorio), si sintetizzano proteine o frammenti di proteine del capside virale. Conseguentemente, iniettandole nell’organismo combinate con sostanze che esaltano la risposta immunitaria, si induce la risposta anticorpale da parte dell’individuo.

Quali le vaccinazioni ‘prioritarie’?

Operatori sanitari e sociosanitari. Gli operatori sanitari e sociosanitari ‘in prima linea’, sia pubblici che privati accreditati, hanno un rischio più elevato di essere esposti all’infezione da Covid-19 e di trasmetterla a pazienti suscettibili e vulnerabili in contesti sanitari e sociali. Inoltre, è riconosciuto che la vaccinazione degli operatori sanitari e sociosanitari in prima linea aiuterà a mantenere la resilienza del servizio sanitario.

Residenti e personale dei presidi residenziali per anziani (Rsa). Un’elevata percentuale di residenze sanitarie assistenziali (Rsa) è stata gravemente colpita dal Covid-19. I residenti di tali strutture sono ad alto rischio di malattia grave, a causa dell’età avanzata, la presenza di molteplici comorbidità e la necessità di assistenza per alimentarsi e per le altre attività quotidiane.

Questo contenuto è riservato agli abbonati

Abbonati per un anno a tutti i contenuti del sito e all'edizione cartacea + digitale della rivista di geopolitica

Abbonati ora €45

Abbonati per un anno alla versione digitale della rivista di geopolitica

Abbonati ora €20

- Advertisement -spot_img

La Pop Art e la critica del sistema

Prezzi dell’energia: una politica per soluzioni durature

Usa, il Pentagono indaga sugli UFO

Autodistruzione imperiale

Trattato del Quirinale: Macron punta sull’Italia