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Africa sub-sahariana, per la Banca mondiale la ripresa c’è


Il report Africa’s Pulse prevede una crescita tra il 2.3 e il 3.4% per il 2021: molto dipenderà dalla diffusione dei vaccini

Matteo Meloni Matteo Meloni
Giornalista, si occupa di politica internazionale, comunicazione e giornalismo d’impresa. Collabora con eastwest e con il sito d’informazione Corriere dell’Economia.

Report Africa's Pulse
Un mercato ortofrutticolo a Il Cairo, Egitto, 25 febbraio 2021. REUTERS/Mohamed Abd El Ghany

Il 2021 sarebbe potuto essere l’anno dell’Africa visto che dal primo gennaio è entrato in vigore l’African Continental Free Trade Area. L’area di libero scambio, la più grande al mondo con 1 miliardo e 300 milioni di potenziali consumatori, ha impattato sia con le carenze strutturali dei Paesi membri che con la pandemia da coronavirus che, secondo la Banca mondiale, ha causato nell’Africa sub-sahariana una contrazione del 2%.

La crescita dell’Africa sub-sahariana post Covid-19

Tuttavia, gli economisti della World Bank vedono sereno per l’area africana presa in considerazione: si stima una crescita variabile tra il 2.3 e il 3.4% per il 2021, che a seconda del Paese sarà più o meno sostenuta in base a diversi fattori. Il principale sarà, come più volte ribadito da numerose analisi di stampo economico, la diffusione del vaccino, sia per la ripresa locale ma anche mondiale.

Già l’Organizzazione mondiale della sanità, in un’analisi commissionata al Centre for Economic Policy Research, spiegò quanto è importante una corretta ed equa somministrazione di antidoti contro il Covid-19 per la ripresa alle attività sociali ed economiche. Nel report di gennaio, l’Oms focalizzò l’attenzione sulle perdite per le economie avanzate, stimate in 2.4 trilioni di dollari, laddove i Paesi in via di sviluppo non potessero vaccinare regolarmente la popolazione, ricordando l’estrema connessione tra i mercati sia avanzati che non.

Il report della Banca mondiale

E la Banca mondiale, nell’ultimo documento Africa’s Pulse, evidenzia proprio come le nazioni che basano gli introiti sull’industria estrattiva come Botswana e Guinea vedranno una crescita robusta, vista l’alta domanda globale di materie prime. In fascia positiva anche Costa d’Avorio e Kenya, che appartengono al gruppo di Stati definiti non-resource-intensive countries, ovvero classificati come non esportatori di petrolio o altre risorse naturali: il plus, in questo caso, è garantito dall’aumento dei consumi privati e dagli investimenti.

Più in difficoltà regioni come il Sud Africa e l’Angola, che rappresentano le economie più avanzate, il cui rallentamento è costato un -3% nel 2020. Escludendo questi due Paesi, l’attività economica vedrà un’espansione nel 2021 che può arrivare al 2.6%, addirittura del 4% del 2022.

Un altro motivo di positività risiede nel lavoro svolto dai Paesi dell’Africa sub-sahariana nel periodo pre-pandemia: infatti, grazie ai grandi investimenti realizzati che hanno permesso una generale protezione delle economie, come spiegato da Albert G. Zeufack, Capo Economista per il Continente della World Bank, la ripresa arriverà prima del previsto.

“Riforme ambiziose per supportare la creazione di posti di lavoro, il rafforzamento della crescita equilibrata, la protezione degli attori vulnerabili e la sostenibilità ambientale saranno i punti chiave per sostenere gli sforzi che vedranno una forte ripresa per tutto il continente africano”, sottolinea Zeufack.

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