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Gli Usa uccidono Suleimani: cosa succede adesso

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Gli Stati Uniti hanno eliminato uno degli uomini più potenti dell’Iran. Difficile fare previsioni, ma c’è chi già parla di guerra

I manifestanti bruciano le bandiere statunitensi e britanniche durante una protesta contro l'assassinio del generale iraniano Qassem Soleimani, capo delle Quds Force, e del comandante della milizia irachena Abu Mahdi al-Muhandis, uccisi in un attacco aereo all'aeroporto di Baghdad, a Teheran, Iran, 3 gennaio 2020. WANA (West Asia News Agency)/Nazanin Tabatabaee tramite REUTERS
I manifestanti bruciano le bandiere statunitensi e britanniche durante una protesta contro l'assassinio del generale iraniano Qassem Soleimani, capo delle Quds Force, e del comandante della milizia irachena Abu Mahdi al-Muhandis, uccisi in un attacco aereo all'aeroporto di Baghdad, a Teheran, Iran, 3 gennaio 2020. WANA (West Asia News Agency)/Nazanin Tabatabaee tramite REUTERS

Il generale Qassem Suleimani – uno degli uomini più potenti dell’Iran, a capo di un’unità speciale delle Guardie rivoluzionarie – è stato ucciso giovedì notte in un attacco con un drone compiuto dagli Stati Uniti all’aeroporto di Baghdad, in Iraq, su ordine diretto del Presidente americano Donald Trump.

Suleimani aveva assunto la guida della Forza Quds – il corpo dei pasdaran responsabile delle operazioni all’estero – nel 1998, ma era molto più di un semplice generale: era la mente principale dietro alla proiezione dell’influenza iraniana in Medio Oriente (Siria, Libano, Iraq) e godeva pertanto di una considerazione altissima in patria, di uno status quasi leggendario. Ecco perché la sua uccisione ha suscitato così tanta attenzione e perché molti analisti si stanno interrogando sulle conseguenze – per il momento non prevedibili – dell’attacco americano.

Gli Stati Uniti e l’Iran sono in pessimi rapporti da quando, nel 2018, l’amministrazione Trump ha deciso di ritirarsi dall’accordo sul nucleare e di imporre nuove sanzioni verso Teheran, danneggiandone profondamente l’economia. Fino a pochi giorni fa però le due parti, nonostante i tanti picchi di tensione, non si erano mai spinte troppo oltre per evitare che la crisi sfociasse in uno scontro militare.

Questa settimana, invece, abbiamo prima assistito al bombardamento americano contro una milizia filo-iraniana in Iraq e Siria. Poi all’assedio all’ambasciata americana a Baghdad, organizzato da miliziani filo-iraniani (l’Iran esercita un’influenza fortissima sul Governo iracheno). Infine – ed è un gesto di portata enorme – all’eliminazione di Suleimani per mano di Washington, che provocherà molto probabilmente una dura reazione da parte del Governo iraniano.

Non è possibile però anticipare cosa succederà adesso. Già si parla di una possibile guerra, ma le cattive condizioni economiche dell’Iran potrebbero far desistere il regime dall’intraprendere un conflitto con gli Stati Uniti: più probabile una o più rappresaglie contro le postazioni americane in Medio Oriente o contro i loro alleati nella regione. Tutto da vedere sarà anche il modo in cui l’amministrazione Trump – spesso accusata di imprevedibilità in politica estera – gestirà le conseguenze dell’uccisione di Suleimani.

@marcodellaguzzo

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