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Il nuovo mandato di Maduro e i nuovi avversari del Venezuela

Comincia il secondo mandato di Maduro, mentre il Venezuela resta immerso in una crisi gravissima. Contro Caracas ci sono il Brasile di Bolsonaro e la Colombia di Duque

Il presidente venezuelano Nicolas Maduro dopo aver ricevuto la fascia presidenziale durante la cerimonia di giuramento per il suo secondo mandato presidenziale, alla Corte Suprema di Caracas, in Venezuela, 10 gennaio 2019. REUTERS/Carlos Garcia Rawlins
Il presidente venezuelano Nicolas Maduro dopo aver ricevuto la fascia presidenziale durante la cerimonia di giuramento per il suo secondo mandato presidenziale, alla Corte Suprema di Caracas, in Venezuela, 10 gennaio 2019. REUTERS/Carlos Garcia Rawlins

È iniziato il 10 gennaio il secondo mandato di Nicolás Maduro, il presidente del Venezuela rieletto lo scorso maggio con oltre il 67 per cento dei voti. Le elezioni però non erano state giudicate libere da diversi governi stranieri e organizzazioni internazionali – come l’Unione Europea, gli Stati Uniti e alcuni Paesi latinoamericani –, che pertanto non ne hanno riconosciuto il risultato.

La crisi politica, economica e umanitaria del Venezuela continua ad essere gravissima. Il settore petrolifero, fondamentale fonte di entrate nonché strumento geopolitico, è al collasso. L’inflazione è completamente fuori controllo, e a nulla è servita l’introduzione della nuova moneta. La popolazione ha difficoltà a procurarsi cibo e medicine, mancano i servizi essenziali e – dicono le Nazioni Unite – circa tre milioni di venezuelani sono fuggiti dal Paese, trovando rifugio soprattutto in Colombia e in Perù.

La sopravvivenza politica di Maduro sembra essere garantita, almeno finora, dal sostegno dei militari. All’estero invece il successore di Chávez, già molto isolato, dovrà confrontarsi con due nuovi avversari particolarmente ostili: Jair Bolsonaro in Brasile e Iván Duque in Colombia. Il loro anti-madurismo ha ragioni ideologiche ma soprattutto pratiche, perché l’afflusso di profughi venezuelani ha innescato delle crisi gestionali in alcune zone di Brasile e Colombia.

Minore per Caracas sarà invece la pressione proveniente dal Messico, il cui nuovo presidente – un nazionalista di sinistra – sta già portando avanti una politica di non ingerenza negli affari venezuelani.

@marcodellaguzzo

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