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Guerra all’Iran: Trump ci ripensa

Trump ordina un attacco contro l’Iran, poi lo annulla. Il disimpegno internazionale del Presidente

Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump nella stanza ovale della Casa Bianca, Washington, Stati Uniti, 20 giugno 2019. REUTERS/Jonathan Ernst
Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump nella stanza ovale della Casa Bianca, Washington, Stati Uniti, 20 giugno 2019. REUTERS/Jonathan Ernst

Giovedì notte il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ordinato un’operazione militare contro l’Iran, salvo poi annullare tutto. L’attacco sarebbe dovuto essere una risposta all’abbattimento di un drone americano da parte delle Guardie delle rivoluzione islamica dell’Iran, avvenuto sempre giovedì nello stretto di Hormuz.

I rapporti tra Iran e Stati Uniti sono tesi da oltre un anno, ovvero da quando Trump ha annunciato il ritiro dall’accordo sul nucleare. Ma in queste ultime settimane si sono verificati degli avvenimenti che hanno ulteriormente aggravato la crisi tra le due nazioni.

Il 13 giugno c’è stato un attacco a due navi petroliere nel golfo di Oman; secondo Washington, la responsabilità sarebbe di Teheran, che nega. Il 17 giugno l’Iran ha fatto sapere che potrebbe iniziare ad aumentare i livelli di arricchimento di uranio, cercando di mettere pressione sia agli Stati Uniti che all’Unione Europea, affinché intervenga per normalizzare la situazione. Lo stesso giorno, il Governo americano ha annunciato l’invio di altri mille soldati in Medio Oriente per rispondere all’ostilità iraniana.

Giovedì 20 le Guardie rivoluzionarie dell’Iran hanno detto di aver abbattuto un sofisticato drone americano che si trovava nello stretto di Hormuz: secondo Teheran, il drone aveva violato lo spazio aereo iraniano; secondo Washington si trovava invece in acque internazionali. E torniamo così alla notizia di apertura: l’attacco americano, prima ordinato e poi annullato d’improvviso, contro alcuni obiettivi militari iraniani.

Non sappiamo cosa abbia spinto Trump a ripensarci, ma è comunque possibile trarre alcune considerazioni. L’amministrazione Trump persegue sì una strategia di massima pressione contro l’Iran, ma non vuole arrivare alla guerra: al massimo, ci saranno bombardamenti o delle azioni contenute. La politica estera del Presidente, infatti, si fonda sul disimpegno dalle missioni internazionali, e l’Afghanistan ne è un esempio.

D’altra parte, anche la linea dell’Iran, per quanto rigida e provocatoria, non si spinge mai fino all’estremo. Ad esempio, Teheran non ha smesso di rispettare di colpo l’intero accordo sul nucleare, ma ha lanciato delle minacce. Una guerra con gli Stati Uniti si rivelerebbe disastrosa per il Paese

@marcodellaguzzo

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