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Tunisia, il passaggio di consegne

Scompare simbolicamente il vecchio Presidente Essebsi. Il Paese si avvicina a nuove elezioni con un grande bisogno di nuova classe dirigente

Donne durante il funerale del Presidente tunisino Beji Caid Essebsi a Tunisi, Tunisia, 27 luglio 2019. REUTERS/Ammar Awad
Donne durante il funerale del Presidente tunisino Beji Caid Essebsi a Tunisi, Tunisia, 27 luglio 2019. REUTERS/Ammar Awad

Il novantaduenne Presidente della Tunisia Béji Caid Essebsi è mancato il 25 luglio scorso, giorno della Festa della Repubblica. Primo Presidente eletto democraticamente nella storia del Paese, Essebsi ha iniziato la sua lunghissima carriera politica all’ombra del padre della moderna Tunisia, Habib Bourguiba.

Già Ministro dell’Interno, della Difesa, degli Affari esteri, Primo Ministro e poi Presidente della Repubblica, la sua carriera ha abbracciato oltre 60 anni di storia. Spirito laico e progressista, a lui si deve la legge contro la violenza sulle donne del luglio 2017 e l’abolizione della circulaire 73, che vieta i matrimoni tra le donne di fede musulmana e gli uomini non-musulmani. Fondatore del partito laico e progressista Nidaa Tounes, Essebsi è diventato Presidente a seguito della complicata transizione seguita alla caduta del regime di Zine el Abdine Ben Ali. Ritiratosi da poco dalla scena politica (mentre in Algeria infuocava la protesta contro il vecchio Abdelaziz Bouteflika), ha dichiarato di voler lasciare il posto ai giovani. In autunno, ci saranno nuove elezioni e i tunisini voteranno per il rinnovo del Parlamento e per il nuovo Presidente, un passaggio cruciale per la sola democrazia uscita dalle primavere arabe. 

Sono tre i gruppi politici che si contendono la leadership del Paese: 1) Nidaa Tounes, il partito dell’ex Presidente, oggi guidato dal figlio Hafedh Caid Essebsi; 2) Tahya Tounes, il partito del premier Youssef Chahed, nato da una costola di Nidaa Tounes; 3) e Ennahda, il partito di matrice islamica moderata, guidato da Ghannouchi. Questa nuova transizione politica avverrà in un contesto economico difficile, in cui il debito pubblico è alle stelle e la disoccupazione giovanile è ai massimi livelli. Sulla Tunisia, inoltre, incombe il pericolo di una possibile infezione islamista, con il potenziale rientro in patria di migliaia di foreign fighters che hanno combattuto in Siria, Iraq e in Libia e la crescita dei movimenti salafiti in patria (sostenuti dall'Arabia Saudita), che cercano di convogliare il dissenso.

Ancora una volta, la comunità internazionale, con particolare enfasi sul ruolo dell’Unione Europea e, all’interno di questa, dell’Italia, non può restare alla finestra e dovrebbe esporsi politicamente e con sostegni concreti a supporto della trasparenza del processo democratico, in un Paese che ha scelto nettamente di superare il suo passato autoritario, ma si trova a dover far quadrare i conti di una crescita che stenta.

@GiuScognamiglio

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