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Libano: instabilità permanente


Il Paese è senza Presidente da oltre sei mesi e ieri è fallito il dodicesimo tentativo di raggiungere il quorum per l'elezione di uno dei candidati. In base al complesso accordo di condivisione del potere, il presidente del Libano deve essere un cristiano maronita, il presidente del parlamento un musulmano sciita e il primo ministro un sunnita

Resta grande l’instabilità politica in Libano dove il Parlamento non è riuscito ancora ad eleggere il nuovo Presidente. Quello di stamattina è stato il dodicesimo tentativo, fallito ancora una volta. Il punto cruciale è che per l’elezione occorre un quorum di almeno due terzi dei membri del Parlamento. Quindi qualsiasi candidato ha bisogno di almeno 86 voti per essere eletto al primo turno. Voti che scenderebbero a 65 al secondo turno. Numeri questi a cui gli attuali candidati, anche quelli più quotati, non si sono avvicinati.

L’ex ministro delle finanze Jihad Azour – candidato sostenuto dai partiti cristiani e dai partiti contrari a Hezbollah – ha ottenuto 59 voti, mentre l’ex ministro della sanità Suleiman Frangieh, sostenuto da Hezbollah, ha ricevuto 51 voti. E così il Paese resta in balia delle crisi economica e politica e senza un timoniere (il paese è senza presidente da oltre sei mesi, quando l’ex presidente Michel Aoun ha lasciato l’incarico). Anche se nessuno dei due ha raggiunto il numero di voti necessari per essere eletto sembra comunque che i due candidati più probabili restino Azour e Frangieh. Il primo attualmente è il direttore del Fondo monetario internazionale per il Medio Oriente e l’Asia centrale mentre Frangieh è il capo del movimento Marada, alleato di Hezbollah, e in passato è stato deputato e Ministro della Sanità.

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