Taiwan: nuove tensioni con la Cina


Da diverse settimane Taiwan segnala una crescita di incursioni cinesi. Il Ministro degli Esteri taiwanese dice che, se necessario, si difenderà fino alla fine

Marco Dell'Aguzzo Marco Dell'Aguzzo
Giornalista, scrive per eastwest, Il Sole 24 Ore, il manifesto, Vanity Fair, Aspenia e Start Magazine. Si occupa di energia e di affari nordamericani.

Da diverse settimane Taiwan segnala una crescita di incursioni cinesi. Il Ministro degli Esteri taiwanese dice che, se necessario, si difenderà fino alla fine

Un elicottero prende parte a un’esercitazione militare presso la base della marina di Kaohsiung, Taiwan, 13 luglio 2017. REUTERS/Tyrone Siu

Se la Cina è un dragone, un colosso da 9,6 milioni di chilometri quadrati e quasi un miliardo e mezzo di abitanti, Taiwan deve essere un porcospino. Cioè un Paese sì piccolo e imparagonabile per potenza al gigante cinese, ma ben armato e capace di difendersi, in modo da scoraggiare un’aggressione militare. Gli istrici fanno così: drizzano gli aculei per apparire più minacciosi e indurre il predatore di turno a rinunciare all’attacco, se vuole risparmiarsi le ferite e i costi associati.

Cosa vuole la Cina, cosa teme l’America

Gli Stati Uniti, che di Taiwan sono i principali sostenitori e fornitori di armi, vogliono che l’isola si doti di una corazza di sistemi bellici (porcupine strategy) per proteggersi da un’eventuale invasione cinese. Pechino infatti non considera Taipei uno Stato indipendente bensì una parte del proprio territorio e vuole pertanto arrivare all’unificazione. Meglio se in maniera pacifica – aveva detto il Presidente della Cina Xi Jinping due anni fa –, ma riservandosi l’opzione di usare la forza, se necessario.

Durante l’audizione al Senato americano, a fine marzo, l’ammiraglio John Aquilino – comandante della Flotta del Pacifico degli Stati Uniti – disse che l’annessione di Taiwan è “la priorità numero uno” della Cina ed è “molto più vicina di quanto molti credano”. Per il comandante del Comando dell’Indo-Pacifico, Philip Davidson, l’invasione avverrà “durante questo decennio, in realtà nei prossimi sei anni”.

Le dichiarazioni di Aquilino e Davidson vanno scremate dalla retorica e non descrivono necessariamente la realtà. Non significa, cioè, che l’esercito cinese sbarcherà a breve sulle coste taiwanesi (operazione peraltro complicata, vista la montuosità del territorio). È vero però che negli ultimi anni la Cina si è fatta più assertiva, all’interno e all’esterno. È vero che ha rafforzato il controllo politico su Hong Kong, benché non si tratti di una questione sovrapponibile a quella taiwanese. È vero che sta aumentando la spesa per la difesa e vuole modernizzare le proprie forze armate.

Aumentano le incursioni e le esercitazioni

Ed è vero, infine, che il clima in questa parte di Oceano Pacifico è parecchio teso. Da diverse settimane Taiwan segnala una crescita delle incursioni di caccia cinesi all’interno della propria zona di identificazione di difesa aerea (ADIZ). Il 26 marzo Taipei ha contato venti aerei militari cinesi in un giorno solo. Più recentemente, mercoledì, ci sono state quindici violazioni dell’ADIZ. Due giorni prima, lunedì 5 aprile, Pechino ha condotto delle esercitazioni navali con la portaerei Liaoning nei pressi di Taiwan e ha circondato l’isola a est e ovest con aerei da guerra.

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