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RETROSCENA

Piano anti Covid: Biden avanti tutta

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Dieci senatori repubblicani hanno proposto un’ipotesi di legge di bilancio anti Covid. Ora Biden deve fare la sua scelta, ma i democratici sembrano intenzionati ad andare per la loro strada

I senatori Mitt Romney e Susan Collins a Capitol Hill, Washington, Usa, 3 dicembre 2020. REUTERS/Tom Brenner

Dieci senatori repubblicani hanno presentato un’ipotesi di legge di bilancio che prevede 600 miliardi di spesa per restituire fiato all’economia americana, che nell’ultimo trimestre 2020 ha registrato un dato di crescita peggiore delle previsioni e un numero di richieste di sussidi di disoccupazione che è tornato a crescere. La situazione della pandemia migliora molto lentamente e il programma vaccinale prosegue a tappe forzate, ma per tornare alla normalità ci vorranno comunque mesi. Questa iniziativa repubblicana, che prevede una spesa pari a un terzo di quella proposta dai democratici, è un primo importante test per l’amministrazione e le relazioni tra i partiti in Congresso. Un test per quell’unità proposta da Biden come soluzione ai guai profondi e alle divisioni che attraversano il Paese. L’iniziativa dei senatori è accompagnata da una lettera al Presidente che dice, in sintesi, “la stiamo prendendo in parola”.

Biden e i democratici hanno dunque un problema. Tutti gli economisti sostengono che il Congresso debba agire in fretta e, come si dice da quelle parti “go big”. L’altra cosa che tutti i democratici sanno è che nel 2009 sarebbe stato necessario uno stimolo all’economia ben più grande di quello che Obama riuscì a portare a casa con l’American Recovery and Reinvestment Act (ARRA) – circa 120 miliardi in più di quanto non propongano oggi i 10 senatori del Grand Old Party in una situazione economica persino peggiore di allora. Nell’ipotesi dei dieci repubblicani ci sono alcune cose chieste da Biden e altre di buon senso come limitare la distribuzione degli assegni di sostegno alle famiglie sotto a un certo reddito. Ma ne mancano molte. Manca soprattutto un po’ di ambizione, è un vero pacchetto emergenziale, mentre Biden e i democratici vorrebbero usare la legge di bilancio per infilarci anche alcune iniziative per rilanciare l’economia, ma anche per trasformarla un po’. Ad esempio innalzando il salario minimo a 15 dollari, in maniera tale che chi è rimasto al lavoro esca dalla povertà senza bisogno di sostegno pubblico – che milioni di persone occupate ma sotto alla soglia di povertà ricevevano già prima del Covid-19.

Il tono delle dichiarazioni dei dieci senatori è meno pacato di quello della lettera: “Se Biden non vuole discutere allora la sua è una patina di bipartisanship, non un vero dialogo”, ha detto Bill Cassidy, uno di loro. Altri sono Mitt Romney e Susan Collins, due dei più moderati tra i 50 repubblicani che siedono nella Camera alta. Parallelamente, i democratici in Congresso sembrano intenzionati ad andare per la loro strada, preparandosi ad approvare la legge da soli usando la riconciliazione di bilancio, un procedimento regolamentare previsto per le leggi di spesa. Senza usare la reconciliation, per aggirare l’ostruzionismo repubblicano servirebbero 60 voti, proprio quelli che arriverebbero dai 10 repubblicani. Ma il processo di negoziare una legge che invece è già scritta porterebbe via tempo e non è affatto detto che si arriverebbe a un compromesso.

Cosa fare allora?

La partita è davvero complicata per Biden. Tirare diritto oggi rischia di compromettere le possibilità di stabilire dei rapporti normali con l’opposizione, importanti per procedere con altre riforme e non trovarsi di fronte un muro che utilizza ogni strumento regolamentare possibile per bloccare l’attività presidenziale. D’altro canto c’è il fantasma del 2009, o meglio quello delle elezioni di midterm del 2010. Allora Obama cercò di mediare con i repubblicani e mediò anche con quella parte dei suoi consiglieri economici che temevano un eccessivo ampliamento del deficit. Una buona parte di quella squadra aveva un passato nelle banche o nelle amministrazioni Clinton, quelle della Rubinomics, della deregolamentazione e del bilancio in pareggio. Quella mediazione fu un errore e volare relativamente basso lo fu altrettanto: gli americani non notarono i risultati dell’ARRA se non nei tempi medi, e i repubblicani gridarono lo stesso al deficit – che, val bene ricordarlo, hanno fatto crescere negli anni di Trump con un taglio alle tasse non particolarmente necessario. Risultato: una catastrofe elettorale per i democratici e un trionfo per il Tea Party repubblicano. Quello non fu l’unico fattore, ma certo un impatto più immediato dell’aiuto pubblico avrebbe forse cambiato le cose.

E qui torniamo a Biden. I suoi consiglieri lo spingono ad agire in fretta e la sua è una maggioranza diversa da quella obamiana, fatta anche di molti esponenti della sinistra interna che non vedrebbero bene il ridimensionamento del pacchetto di aiuti all’economia. Già dal primo atto legislativo, l’amministrazione si trova di fronte a un rebus, complicato tra l’altro dal fatto di avere di fronte due o tre partiti repubblicani diversi. La Casa Bianca ha risposto alla lettera con un invito: “Il Presidente ha parlato con la senatrice Collins e ha invitato lei e gli altri firmatari della lettera a venire alla Casa Bianca all’inizio di questa settimana per un completo scambio di opinioni”. La lettera si conclude però nominando le misure contenute nell’America Rescue Plan (la bozza di legge democratica) e ribadendo: “Come hanno scritto i più importanti economisti, il pericolo ora non è fare troppo, ma fare troppo poco”.

Il clima dell’incontro con i dieci senatori (nella notte italiana) e i prossimi giorni ci diranno qualcosa sul clima che si respirerà in Congresso per i prossimi anni.

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L'AUTORE

Martino Mazzonis

Giornalista e ricercatore, è autore di Come cambia l’America (con Mattia Diletti e Mattia Toaldo, 2009) e di Tea party (con Giovanni Borgognone, 2011).
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