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LA NOTIZIA DEL GIORNO

Cina e Iran tra nucleare e alleanze strategiche

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La Cina non ha mai smesso di acquistare petrolio dall’Iran, nonostante le sanzioni Usa. E la visita di Wang Yi in Medio Oriente servirà a rafforzare l’intesa strategica

Il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi stringe la mano al Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif durante un incontro a Pechino, Cina, 31 dicembre 2019. Noel Celis/Pool via REUTERS

Il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi è arrivato ieri in Iran, all’interno di un viaggio più ampio in Medio Oriente che lo porterà a visitare, entro il 30 marzo, sei Paesi in tutto: oltre all’Iran, è stato o sarà in Arabia Saudita, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Oman.

Gli interessi della Cina in Medio Oriente sono legati essenzialmente a una cosa: il petrolio. Pechino ne è il più grande importatore al mondo e i barili che acquista arrivano per la maggioranza da questa regione. Dall’Arabia Saudita, innanzitutto; altri importanti fornitori mediorientali sono poi l’Iraq, l’Oman, il Kuwait, gli Emirati Arabi Uniti e l’Iran.

Tra petrolio, nucleare e partnership strategiche

Nonostante le sanzioni statunitensi verso Teheran, Pechino non ha mai smesso di acquistarvi greggio, ricorrendo spesso a spedizioni “indirette”, che prevedono il passaggio del carico da una nave all’altra per complicarne il tracciamento ed eludere le misure punitive. Negli ultimi quattordici mesi l’Iran ha mandato in Cina mediamente 306mila barili al giorno, con picchi record registrati a gennaio e febbraio scorsi.

Il Presidente americano Joe Biden è disposto eventualmente a rientrare nell’accordo sul nucleare con l’Iran del 2015, firmato anche dalla Cina, e abbandonato da Donald Trump nel 2018. Giovedì Pechino ha fatto sapere, attraverso il Ministero del Commercio, di volersi impegnare per la tutela dell’accordo e per la difesa dei “legittimi interessi” nelle relazioni sino-iraniane. Sul Global Times – tabloid in lingua inglese legato al Partito comunista cinese – si legge che la Cina può svolgere un ruolo di coordinatore tra Iran e Stati Uniti per il ripristino del patto.

L’agenzia di stampa statale iraniana IRNA ha anticipato che durante la visita di Wang Yi a Teheran verrà firmato un grande programma di partnership strategica, dalla durata di 25 anni, di cui si discute dal 2016 e di cui l’anno scorso è stata pubblicata una bozza. L’accordo sembrerebbe prevedere importanti investimenti cinesi in una serie di settori iraniani sensibili, come quelli energetico e infrastrutturale (anche telecomunicazioni e monitoraggio di Internet), in cambio di forniture di petrolio.

L’importanza dell’Iran per la Cina

La sicurezza energetica è una priorità per la Cina, che importa circa il 75% del petrolio che consuma. Almeno finché non raggiungerà la neutralità carbonica al 2060 – ma probabilmente anche oltre: “zero emissioni nette” non significa rinunciare del tutto ai combustibili fossili – Pechino continuerà ad avere bisogno di greggio, meglio se a prezzi vantaggiosi.

Gli investimenti della Cina nelle grandi opere iraniane, come aeroporti e ferrovie, sono coerenti sia con il disegno della Belt and Road Initiative – il grande piano di infrastrutture utile all’espansione geopolitica in Asia e non solo –, sia con l’intenzione di rafforzare la sicurezza energetica nazionale. Questi due aspetti sono in realtà sempre strettamente connessi, non soltanto in Iran. La Belt and Road, cioè, risponde anche a uno scopo “difensivo”, per garantire il transito dell’energia dai luoghi di produzione fino alla Cina.

L’Iran si inserisce in questo grande schema sia con le sue riserve di greggio, sia con i suoi porti. Uno, in particolare: il porto della città di Jask, sul golfo di Oman e dunque prossimo allo stretto di Hormuz, “collo di bottiglia” cruciale per il trasporto marittimo del greggio. Controllare il porto di Jask darebbe eventualmente a Pechino un vantaggio commerciale e quindi strategico, ma anche militare: nel golfo Persico ha sede la quinta flotta della Marina americana.

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L'AUTORE

Marco Dell'Aguzzo

Giornalista, scrive per eastwest, Il Sole 24 Ore e Aspenia. Si occupa di Messico e Nord America.
GUALA
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