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I falsi allarmi del coronavirus

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Si sospetta una defamation occulta contro il Dragone. In Italia, fenomeni di razzismo nei confroni dei cittadini cinesi

I membri dello staff della sala funebre con tute protettive aiutano un collega con disinfezione dopo aver trasferito un corpo in un ospedale, a seguito allo scoppio del coronavirus a Wuhan, provincia di Hubei, Cina, 30 gennaio 2020. China Daily via REUTERS
I membri dello staff della sala funebre con tute protettive aiutano un collega con disinfezione dopo aver trasferito un corpo in un ospedale, a seguito allo scoppio del coronavirus a Wuhan, provincia di Hubei, Cina, 30 gennaio 2020. China Daily via REUTERS

In queste ore la parola d’ordine che viene diffusa a tutti i livelli e in tutti i Paesi, compresa l’Italia, è una sola: “Evitare inutili allarmismi” sulla diffusione del coronavirus. Ma siamo poi così sicuri che le decisioni “cautelative” messe in opera dai Paesi come il nostro, il quale - unico in Europa - ha sospeso i voli diretti da e per la Cina e nominato un commissario straordinario per l’emergenza sanitaria nella persona del capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, siano tese unicamente a rassicurare la popolazione o non piuttosto a diffondere un senso di generale incertezza se non proprio di paura? E dietro a questa risposta occidentale verso la Cina c’è, oppure no, una regia globale? 

I numeri della diffusione del virus li ha snocciolati nel dettaglio lo stesso Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio in teleconferenza venerdì scorso con l’Ambasciata italiana a Pechino: su un miliardo e 400 milioni di abitanti le persone infettate in Cina sono attualmente circa 10mila e i decessi registrati finora sono 210, quasi tutti con età superiore ai 75 anni. Lunedì atterrerà a Pratica di Mare il volo militare con circa 70 degli 80 italiani che sono a Wuhan. Alcuni hanno scelto di restare per non allontanarsi dai familiari. Saranno portati alla caserma della Cecchignola dove sarà avviato il protocollo sanitario della quarantena. Tra loro, ha precisato Di Maio, non ci sono casi di contagi. Oltre ai circa 80 che si trovano nella zona di Wuhan, gli italiani in tutta la Cina sono 11mila e, di questi, già 500 hanno chiesto assistenza per rientrare in Italia.

I due casi conclamati registrati in Italia sono stati isolati e vengono trattati allo Spallanzani di Roma mentre altri casi individuati a Cagliari e Teramo sono tenuti sotto osservazione ma non vi è certezza che si tratti del virus. In Cina, a Wuhan si lavora soprattutto da casa e i due settori che stanno tirando di più sono quello alimentare e quello della produzione di mascherine e camici protettivi. Dal 24 al 30 gennaio, la Cina risulta avere importato 59,18 milioni di pezzi tra mascherine, occhiali e camici protettivi, scatole di medicine ed equipaggiamenti medici per compensare la carenza di materiale nel Paese con un controvalore di 41,8 milioni di dollari.

Ma se non vi sono dubbi sulla natura della pandemia che ha avuto origine nella città di Wuhan, alcune riflessioni sulla gestione della crisi sanitaria a livello globale appaiono più che giustificate. L’esplosione del virus è avvenuto in concomitanza con le festività del Capodanno cinese (25 gennaio) e ha seguito di pochi giorni la firma a Washington della fase 1 dell’accordo tra Usa e Cina sui dazi e il via libera delle autorità inglesi alla sperimentazione della tecnologia 5G da parte di Huawei. Una ripresa in grande stile della postura geopolitica globale del “Dragone cinese” che la diffusione del virus ha drasticamente ridimensionato. Le principali piazze europee hanno reagito nella settimana passata con perdite sui mercati azionari, ma la "sindrome cinese" ha frenato anche il mondo dell'arte con tournée cancellate e appelli per sospendere importanti fiere come Art Basel Hong Kong. Dopo aver appreso che una delle sale di Shanghai dove avrebbe dovuto suonare è stata chiusa, la Boston Symphony Orchestra ha cancellato un tour dell'Asia con il pianista Yefim Bronfman, mentre la Filarmonica di Hong Kong ha rinunciato a due concerti di musiche di Beethoven messi in programma sotto la direzione di Jaap van Zweden, il suo direttore musicale, che riveste lo stesso ruolo alla Filarmonica di New York.

A causa del coronavirus hanno chiuso a tempo indeterminato i set cinematografici degli Hengdian World Studios, gli studi più vasti del pianeta, secondo quanto riferisce Variety, mentre alcune importanti gallerie occidentali hanno lanciato un appello per la cancellazione di Art Basel Hong Kong, la grande fiera dell'arte contemporanea che dovrebbe aprire il 17 marzo. Il mondo della moda, impegnato nelle Fashion Week in giro per il mondo (la prossima settimana si apre quella di New York), si è mobilitato impegnando milioni di dollari nella lotta al virus. Il gruppo Kering a cui fanno capo Gucci, Saint Laurent, Balenciaga e Alexander McQueen donerà oltre un milione di dollari alla Fondazione della Croce Rossa Cinese da impegnare in spese mediche, ha confermato il Ceo François-Henri Pinault al quotidiano di settore Wwd, seguendo l'esempio dei 2,3 milioni di dollari destinati alla stessa organizzazione dal conglomerato LVMH Moët Hennessy, che ha la proprietà, tra gli altri, di Louis Vuitton, Fendi, Celine e Christian Dior.

Insomma un effetto domino sul quale aleggia il sospetto di una sorta di defamation in grande stile nei confronti della Cina. Gli Stati Uniti temono il dilagare dell’egemonia economica e politica cinese e hanno bisogno di tenere sotto pressione Pechino per una trattativa sui dazi che è avviata ma non certo conclusa. Meglio quindi disarmare, complice il virus, buona parte del potenziale negoziale cinese offrendo al mondo l’immagine di un Paese tanto grande quanto rischioso. Un’azione occulta che non è certo sfuggita alle autorità cinesi se è vero che un portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino ha fatto presente che "alcune parole e azioni di funzionari americani non sono fattuali” perché “mentre l'Organizzazione mondiale della sanità s'è espressa contro le restrizioni dei viaggi, gli Usa corrono in direzione contraria. Certamente un gesto non di benevolenza". Ma ce n’è anche per l’Italia dove si sono registrati fenomeni di vero e proprio “razzismo” nei riguardi dei cinesi. Secondo il portavoce dell’Ambasciata cinese a Roma "negli ultimi giorni in Italia si sono verificati casi di intolleranza, sfociati persino in episodi di insulti e discriminazioni nei confronti dei cittadini cinesi. Esprimiamo la nostra più forte e assoluta denuncia e condanna di fronte a tali avvenimenti. Chiediamo alle autorità italiane di tutelare i diritti legittimi dei cittadini e delle comunità cinesi presenti in Italia".

@pelosigerardo

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