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Moscopoli e Russiagate, è inchiesta penale

Tra Tevere e Potomac sembra scorrere la stessa acqua (molto inquinata)  

Il Presidente Donald Trump e il procuratore generale degli Stati Uniti William Barr nella Casa Bianca a Washington, Stati Uniti, 22 maggio 2019. REUTERS/Leah Millis
Il Presidente Donald Trump e il procuratore generale degli Stati Uniti William Barr nella Casa Bianca a Washington, Stati Uniti, 22 maggio 2019. REUTERS/Leah Millis

Un Governo appena nato, quello italiano a maggioranza giallo-rossa, che inciampa subito sul caso Barr alla ricerca in Italia di qualche infedele agente americano. E poi un’amministrazione, quella americana, che si prepara alle prossime elezioni ma che non si fida per nulla di quel “Deep State” che rema contro Trump, fatto di servizi di intelligence e Dipartimento di Stato.

Mai come oggi dunque le acque (tutt’altro che limpide) dei due fiumi di Roma e Washington, Tevere e Potomac sembrano così simili. Donald Trump gioca la sua partita e risponde con un’alzata di spalle ai cronisti che gli chiedono cosa stia succedendo al Dipartimento di Giustizia, con l'indagine sulle origini del Russiagate diventata ora penale e condotta dallo stesso attorney generale e suo fedelissimo William Barr. Lo stesso Barr che, per ammissione del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, almeno in un’occasione è volato a Roma in pieno agosto per chiedere chiarimenti non al suo omologo Ministro della Giustizia, Bonafede, ma al direttore del Dis, Gennaro Vecchione.

Trump va dritto per la sua strada e non basta certo a fargli cambiare rotta la dura reazione dei Dem americani alla decisione del Dipartimento di Giustizia di trasformare l'indagine amministrativa sul Russiagate in inchiesta penale. In una nota, i Presidenti delle commissioni intelligence e giustizia della Camera (che conducono l'indagine di impeachment) sostengono che essa "solleva nuove profonde preoccupazioni che il Dipartimento di Giustizia sotto l'attorney general Barr abbia perso la sua indipendenza e sia diventato un veicolo per la vendetta politica del Presidente Trump."

Ma anche sulle sponde del Tevere il clima non è certo migliore. Alcuni membri del Copasir, che vogliono mantenere l’anonimato, evidenziano l’anomalia dell’ultima audizione di Giuseppe Conte di mercoledì, che nelle sue risposte davanti alla commissione non ha mai sollevato esplicitamente la questione di Moscopoli sui fondi alla Lega di Salvini salvo poi affrontare la questione nella successiva conferenza stampa. Gli stessi commissari lamentano anche una gestione quanto meno improvvisata nella strategia di comunicazione del premier sulla vicenda sia per quanto riguarda l’eventuale coinvolgimento degli ex premier Renzi e Gentiloni e soprattutto del Quirinale. Ma collegare Moscopoli e Russiagate, quasi a pareggiare i conti tra Salvini e Conte, sembra obiettivo di corto respiro.

Sotto la pressione della campagna elettorale in Umbria i toni si sono subito accesi. Salvini liquida le parole di Conte sul Metropole come una “super cazzola”. “Conte” – incalza Salvini – “mi attacca per autodifesa. Mi dicono che al Copasir non abbia chiarito proprio tutto, ha qualcosa da nascondere e lo scopriremo presto. Poi, ha tanti problemi a casa sua, Di Maio, Renzi, e mi pare che anche la luna di miele in Europa sia già finita prima del previsto. C'è una manovra che ha certificato 5 miliardi di nuove tasse in più. Capisco il suo nervosismo."

Più duro ancora Paolo Arrigoni, membro del Copasir per la Lega. "Un premier irresponsabile, completamente accecato dall'odio contro Salvini, che per difendere se stesso mette in pericolo la sicurezza nazionale", dice Arrigoni. "La seduta del Copasir” - sostiene – “non è mai intervenuta sul presunto scandalo russo che coinvolgerebbe Salvini, anche perché c'è un'indagine della magistratura in corso. Sorprendono le dichiarazioni del premier, che mettono in imbarazzo la diplomazia italiana e gli alleati americani rivelando notizie delicate e che meriterebbero la dovuta riservatezza."

Ma il Pd non molla e punta alla commissione di inchiesta per Moscopoli. "Nelle prossime ore” – dice Enrico Borghi, membro del Copasir per il Pd – “ci confronteremo con tutte le forze di maggioranza per decidere quale strumento tecnico, tra la commissione parlamentare d'inchiesta e l'indagine conoscitiva, sia migliore per andare fino in fondo su Moscopoli. Ma una cosa è certa: non ci fermeremo, Salvini non riuscirà a far passare tutto in cavalleria.” Intanto martedì prossimo davanti al Copasir comparirà il direttore del Dis Gennaro Vecchione. Dovrà spiegare tutti i risvolti della vicenda Barr. Proprio mentre sulle rive del Potomac trapela la notizia che in quei viaggi gli emissari americani avrebbero appreso informazioni “molto utili” sul Russiagate.

@pelosigerardo

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