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LA NOTIZIA DEL GIORNO

Giappone: Suga in Vietnam e Indonesia

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Yoshihide Suga, il nuovo premier del Giappone, è partito per il suo primo viaggio all’estero. La scelta di Vietnam e Indonesia non è casuale: si vuole contenere la Cina, ma con prudenza

Il nuovo Primo Ministro giapponese Yoshihide Suga arriva nella sua residenza ufficiale a Tokyo, Giappone, 16 settembre 2020. REUTERS/Issei Kato

Il Primo Ministro del Giappone, Yoshihide Suga, è partito oggi per il suo primo viaggio all’estero da quando il mese scorso ha assunto l’incarico, succedendo a Shinzo Abe. Suga visiterà il Vietnam e l’Indonesia. Non si tratta di una scelta casuale, ovviamente, né di una svolta rispetto al passato: già Abe aveva infatti individuato nel Sud-est asiatico una regione molto importante per Tokyo dal punto di vista economico e della sicurezza. Il Vietnam ha la presidenza dell’Asean, l’organizzazione che riunisce dieci nazioni dell’area; l’Indonesia invece è lo Stato con il Pil più alto tra i membri del gruppo.

Contenere la Cina, ma con prudenza

Nel suo viaggio, Suga si concentrerà appunto sulla sicurezza: l’attenzione è tutta sulla Cina, la cui maggiore aggressività in Asia è fonte di preoccupazione per il Giappone. Tokyo sta cercando di rafforzare i legami sulla difesa con le nazioni del Sud-est asiatico – oltre che con quelle “indo-pacifiche”: Australia e India –, senza però adottare la stessa retorica aggressiva e anti-cinese degli Stati Uniti. Nemmeno l’Asean, del resto, ha intenzione di schierarsi nettamente con o contro Pechino.

Il Giappone deve bilanciare il contenimento dell’assertività della Cina con il mantenimento di buoni rapporti economici. I due Paesi sono partner commerciali importanti e l’integrazione tra le loro economie è profonda. Tokyo però dipende eccessivamente da Pechino per quanto riguarda le forniture di componenti e materiali vari per le industrie – un problema emerso specialmente nei mesi più duri della pandemia di coronavirus –, e per questo motivo sta cercando di rafforzare, diversificandole, le proprie catene di approvvigionamento.

Il piano del Giappone sulle catene di approvvigionamento

Lo scorso aprile il Governo giapponese ha stanziato dei fondi per aiutare le aziende nipponiche a spostare la produzione fuori dalla Cina e riportarla in patria, oppure a trasferirla nel Sud-est asiatico. Durante la sua permanenza in Vietnam, Suga dovrebbe annunciare un ampliamento di questo programma. Come anticipato dal Nikkei Asia, Tokyo arriverà a coprire la metà dei costi di delocalizzazione nell’Asean per le grandi aziende e fino ai due terzi per le imprese più piccole. A conferma della prudenza giapponese, il piano è sì rivolto a ridurre la dipendenza dalla Cina, che però non viene mai menzionata esplicitamente.

L’intenzione di rafforzare le filiere produttive strategiche, distribuendole per l’Indo-Pacifico invece che concentrarle in Cina, è condivisa anche da India e Australia: lo scorso 1° settembre Tokyo, Nuova Delhi e Canberra hanno lanciato a tale scopo l’Iniziativa per le filiere resilienti (Resilient Supply Chain Initiative).

Gli accordi Giappone-Vietnam sulla difesa

Nel corso della visita di Suga, il Giappone dovrebbe anche firmare un accordo con il Vietnam per l’esportazione di attrezzature e tecnologie per la difesa.

Tokyo sta cercando di affermarsi come leader di un progetto di integrazione e cooperazione strategica nell’Indo-Pacifico, che coinvolge l’Australia e l’India ma anche i Paesi del Sud-est asiatico. Tra questi ultimi, è Hanoi a essere emerso come il più fermo nell’opposizione alla Cina, ad esempio per quanto riguarda le dispute nel Mar cinese meridionale o le tensioni sul fiume Mekong.

Il Vietnam potrebbe anche avvicinarsi al Quad – l’alleanza informale tra Stati Uniti, Giappone, India e Australia – ma non sembra avere intenzione di allinearsi completamente a Washington nello scontro con la Cina; cosa che peraltro vale anche per i membri del Quad.

@marcodellaguzzo

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