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Conte sulla questione libica: ad Abu Dhabi l’accordo era fatto

Poi Misurata ha fatto precipitare la situazione. E il premier chiede aiuto a Trump...

Il Primo Ministro italiano Giuseppe Conte durante una conferenza stampa dopo la seconda giornata della conferenza internazionale sulla Libia a Palermo, 13 novembre 2018. REUTERS/Guglielmo Mangiapane
Il Primo Ministro italiano Giuseppe Conte durante una conferenza stampa dopo la seconda giornata della conferenza internazionale sulla Libia a Palermo, 13 novembre 2018. REUTERS/Guglielmo Mangiapane

Pechino - È un retroscena finora inedito svelato a tarda ora in un albergo di Pechino dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte giunto in Cina per partecipare al secondo forum della Belt and Road Initiative, la nuova Via della seta. “Io non ho cambiato linea” – dice Conte – “non è vero che prima parlavo solo con Serraj e ora anche con Haftar; noi siamo a favore del popolo libico e in questo siamo stati lungimiranti”.

Conte ricorda che prima della conferenza di Palermo, in novembre, Serraj e Haftar non si erano mai parlati. “Palermo crea una svolta” – aggiunge Conte – “individua un percorso politico e nasce la consapevolezza che Haftar non può essere tenuto fuori dai giochi”. Il processo è andato avanti e dopo una serie di contatti si giunge all’incontro di Abu Dhabi che definisce i termini dell’intesa della transizione per arrivare a nuove elezioni, si sarebbe dovuto creare anche un consiglio presidenziale a cinque e i due rappresentanti della Tripolitania Serraj e della Cirenaica Haftar con diritto di veto reciproco. “Ma tornati in patria i due rimettono in discussione tutto perchè le costituency che li sostengono lo fanno fallire, le maggiori responsabilità sono da attribuire ai rappresentanti di Misurata, che si sentivano esclusi dall’intesa”.

Nei primi giorni di avvicinamento di Haftar a Tripoli, secondo Conte, “ci sarebbe stata l’idea degli Stati Uniti che si poteva raggiungere l’obiettivo della riunificazione della Libia a costo zero o a costi molto ridotti ma oggi la situazione è precipitata e rischia di diventare una polveriera per tutto il Mediterraneo”.

A Trump Conte ha chiesto aiuto per una soluzione politica per evitare un’escalation che sarebbe “inaccettabile per tutta la comunità internazionale”.

Oggi Conte ha parlato per telefono con Serraj, in vista dei contatti che avrà domani con il Presidente egiziano Al Sisi e con il Presidente russo Vladimir Putin, entrambi presenti a Pechino. Ma domani il premier italiano discuterà anche dei rischi di una crisi umanitaria con il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres.

L’Italia, insomma, si candida a gestire (anche insieme alla Francia) la crisi libica ma avrà la forza di arrivare fino in fondo? E, soprattutto, sarà sempre questo Governo a gestirla? 

@pelosigerardo

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