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LA NOTIZIA DEL GIORNO

Texas, crisi energetica: colpa delle rinnovabili?

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La neve in Texas ha messo in ginocchio il sistema elettrico e i repubblicani non ci hanno pensato due volte a dare la colpa alle fonti rinnovabili. Ma c’è una spiegazione più profonda

Una donna trasporta bottiglie d’acqua che ha ricevuto da un centro a Galveston, Texas, Stati Uniti, 17 febbraio 2021. REUTERS/Adrees Latif

Dopo le mascherine e le altre misure per contenere i contagi da coronavirus, negli Stati Uniti si è passati a politicizzare il freddo. In Texas, nel sud del Paese, una tempesta di gelo polare ha fatto scendere le temperature anche a 16 gradi sotto lo zero, mandando in crisi il sistema elettrico locale. Nell’impossibilità di soddisfare il forte aumento della domanda di elettricità per il riscaldamento da parte della popolazione, l’operatore che gestisce la rete texana – l’Electric Reliability Council of Texas (Ercot) – ha infatti dovuto procedere con dei blackout a rotazione. Con il risultato che milioni di persone sono state lasciate senza corrente, e di conseguenza anche senza calore, in un momento di grande necessità. Ci sono stati dei morti.

Il freddo estremo ha colpito anche altri Stati americani oltre al Texas, ma la crisi energetica si è concentrata principalmente qui, così come il dibattito politico.

Gli attacchi alle fonti rinnovabili

Diversi personaggi di orientamento conservatore, tra giornalisti e politici – come Lauren Boebert, deputata del Partito repubblicano molto estremista –, hanno addossato la colpa dei blackout alle fonti rinnovabili come l’eolico e il solare, definendole inaffidabili e non in grado di garantire stabilità e flessibilità alla rete. Il governatore del Texas, il repubblicano Gregg Abbott, ha detto che la situazione “fa vedere come il Green New Deal sarebbe un accordo mortale per gli Stati Uniti d’America” e “mostra che i combustibili fossili sono necessari”. Alexandria Ocasio-Cortez, la voce più forte della sinistra del Partito democratico che promuove il Green New Deal, ha risposto dicendo: è il contrario.

L’argomentazione di Abbott, che è la stessa di Boebert e di altri repubblicani, non è sostenuta dai fatti. Innanzitutto perché il Green New Deal – un insieme di proposte per la sostenibilità ecologica ed economica – non è legge, né in Texas né a livello federale. Il nuovo Presidente Joe Biden ha sì elaborato un piano per l’energia e il clima anche piuttosto ambizioso, ma non è sovrapponibile.

È inoltre falso affermare che il Texas sia rimasto senza elettricità per colpa degli impianti rinnovabili che non hanno funzionato. È vero che fonti come l’eolico e il solare sono “intermittenti”: non producono cioè energia in maniera costante, ma dipendono da fattori esterni (il meteo: la presenza o assenza di vento, ad esempio). È vero che, senza un affiancamento a sistemi per l’accumulo di energia (le batterie), affidarsi all’eolico e al solare può essere rischioso. Ed è vero, infine, che il ghiaccio ha reso inutilizzabile una parte della capacità eolica e solare del Texas.

Il punto, però, è che il mix energetico texano dipende principalmente dal gas naturale. Nei mesi invernali, peraltro, l’eolico vale circa il 7% della capacità totale dello stato; di contro, gas, carbone e nucleare rappresentano l’80%. Il gelo ha colpito tutti gli impianti energetici: quelli per le rinnovabili ma soprattutto le infrastrutture per il gas naturale.

La specificità texana e lo scontro politico

Ad aggravare il quadro ha contribuito la specificità texana. La rete elettrica del Texas è infatti, per scelta, una rete a sé, separata dai sistemi che servono gli altri Stati americani. È indipendente, nel senso che è slegata dal controllo delle istituzioni federali. Ma è anche isolata, perché non possiede connessioni con le griglie degli Stati vicini e non può attingere alla loro energia in caso di bisogno.

In Texas non esiste nemmeno un “mercato della capacità” (capacity market), ovvero quel meccanismo che permette al gestore della rete – Ercot, in questo caso – di approvvigionare capacità di energia elettrica tramite contratti con altri operatori.

Riassumendo: i politici repubblicani hanno approfittato della tempesta polare per attaccare le rinnovabili – i conservatori sono di norma più vicini all’industria dei combustibili fossili – e il piano dell’amministrazione Biden, che intende accelerare sulle energie pulite. La distanza ideologica che separa i due partiti rende più complicato per il Presidente ottenere il sostegno necessario alla realizzazione del suo programma energetico-climatico.

Per avere un’idea dell’aria che tira in Texas (in tutti i sensi), l’ex governatore ed ex segretario all’Energia nell’amministrazione Trump Rick Perry ha detto che la popolazione è disposta a restare senza elettricità per molto più tempo pur di tenere a distanza il Governo federale. L’ostilità verso le autorità centrali è certamente diffusa in Texas. Ma non è escluso che l’attuale crisi, avendo fatto risaltare le fragilità della rete texana, non possa al contrario favorire la penetrazione del messaggio di Biden, che vuole investire nella costruzione di infrastrutture – incluse le linee elettriche – in tutti gli Stati Uniti.

Il Messico tra proteste e sogni di autosufficienza

La crisi elettrica in Texas ha avuto anche delle ripercussioni all’estero. Il freddo ha paralizzato le condotte che trasportano il gas naturale in Messico, riducendo le forniture e provocando interruzioni di corrente in diverse parti del Paese. In particolare nella regione settentrionale prossima al confine con gli Stati Uniti, a forte vocazione manifatturiera e profondamente integrata con il resto del Nord America. Nei primi due giorni della settimana le industrie della zona hanno dichiarato perdite per 2,7 miliardi di dollari.

Il gas naturale è la fonte che genera la maggior parte dell’energia elettrica in Messico (circa il 60%) e proviene per la quasi totalità dagli Stati Uniti (dal Texas, innanzitutto). La vulnerabilità messicana è aggravata dal fatto che il Paese non possiede infrastrutture per lo stoccaggio del gas.

Per dare priorità al soddisfacimento del bisogno interno, mercoledì il governatore del Texas Abbott ha chiesto ai produttori di gas di interrompere le esportazioni. Il Governo messicano ha protestato, temendo danni maggiori alla sua economia. Il Presidente Andrés Manuel López Obrador, un nazionalista e populista di sinistra, ha però colto l’occasione per ribadire la sua visione di un Messico autosufficiente dal punto di vista energetico.

Il progetto di López Obrador prevede il ritorno a una situazione di dominanza dello stato sulle risorse naturali: per questo, sta privilegiando le aziende statali del petrolio e dell’elettricità rispetto agli operatori privati. Nonostante le ambizioni di autosufficienza, negli ultimi anni la produzione messicana di petrolio e gas naturale è diminuita. Nel 2018 il Presidente ha accantonato un progetto per lo sviluppo di depositi per lo stoccaggio di gas che avrebbe migliorato la sicurezza energetica del Paese.

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L'AUTORE

Marco Dell'Aguzzo

Giornalista, scrive per eastwest, Il Sole 24 Ore e Aspenia. Si occupa di Messico e Nord America.
GUALA