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Texas, crisi energetica: colpa delle rinnovabili?


La neve in Texas ha messo in ginocchio il sistema elettrico e i repubblicani non ci hanno pensato due volte a dare la colpa alle fonti rinnovabili. Ma c'è una spiegazione più profonda

Marco Dell'Aguzzo Marco Dell'Aguzzo
Giornalista, scrive per eastwest, Il Sole 24 Ore, il manifesto, Vanity Fair, Aspenia e Start Magazine. Si occupa di energia e di affari nordamericani.

La neve in Texas ha messo in ginocchio il sistema elettrico e i repubblicani non ci hanno pensato due volte a dare la colpa alle fonti rinnovabili. Ma c’è una spiegazione più profonda

Una donna trasporta bottiglie d’acqua che ha ricevuto da un centro a Galveston, Texas, Stati Uniti, 17 febbraio 2021. REUTERS/Adrees Latif

Dopo le mascherine e le altre misure per contenere i contagi da coronavirus, negli Stati Uniti si è passati a politicizzare il freddo. In Texas, nel sud del Paese, una tempesta di gelo polare ha fatto scendere le temperature anche a 16 gradi sotto lo zero, mandando in crisi il sistema elettrico locale. Nell’impossibilità di soddisfare il forte aumento della domanda di elettricità per il riscaldamento da parte della popolazione, l’operatore che gestisce la rete texana – l’Electric Reliability Council of Texas (Ercot) – ha infatti dovuto procedere con dei blackout a rotazione. Con il risultato che milioni di persone sono state lasciate senza corrente, e di conseguenza anche senza calore, in un momento di grande necessità. Ci sono stati dei morti.

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